È il ventiquattro di aprile del 2009, piove da giorni, la crisi economica, nonostante gli esercizi retorici di Tremonti e ciurma, continua a mordere il culo alla gran parte della gente, lo smantellamento della struttura democratica procede a spron battuto, il Cavaliere Berlusconi inanella una vittoria dopo l'altra facendo strame dei ricettatori del voto utile (geniale l'idea di fare il G8 a L'Aquila, è speculativa, micragnosa, disdicevole ma assolutamente geniale), Brunetta e Sacconi smantellano il Welfare e la tutela del lavoro,
Ce ne sarebbe per esser tristi e bestemmiare. E invece non bestemmio per abitudine ma sono davvero contento. Anzi oggi sono felice. Capita di rado d'esserlo e soprattutto è quasi impossibile dopo settimane di lavoro duro che inducono al rifugio nelle braccia di Morfeo.
Sono felice perché piano piano la primavera si fa strada, non si vede ma io lo sento, lentamente ognuno sta ritrovando la sua strada. Jacopo Venier, molti fra quelli che leggono le mie cose nemmeno lo conoscono, sta raccogliendo fili e cocci e incolla e tesse, è un lavoro duro e difficile al quale tanti danno quello che possono. Un lavoro lungo ma io vedo che quelli che lo fanno si divertono, sanno che i semi diffusi sono piccoli, molti cadranno sulle spine o saranno mangiati dai corvi, molti non troveranno acqua e seccheranno, altri ne troveranno molta e annegheranno. Lo sanno ma continuano a seminare perché alcuni di quei semi germoglieranno e daranno frutto e quel frutto sarà colto da chi verrà dopo, rinnovando la grande storia dell'umanità.Leggi Tutto
