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sabato 19 maggio 2012

L'opinione:La strategia della tensione, la mafia e la scuola pubblica



La strategia della tensione, come la criminalità organizzata, non è la patologia della politica italiana ma n’è la fisiologia. In Italia, quando la politica (intesa come contiguità e reciprocità di favori tra partiti, apparati dello stato, classi dirigenti, criminalità organizzata, eversione) non sa più come contenere il cambiamento necessario, utilizza altri mezzi, da Portella della Ginestra a Piazza Fontana ai Georgofili. Ed è una storia che si è ripetuta oggi a Brindisi sulla porta della scuola dedicata a Francesca Morvillo Falcone.
Oggi sotto i nostri occhi si è palesato non un salto all’indietro ma un passaggio lineare, tradizionale, di una continuità nera nella quale si usa sistematicamente il terrorismo per stabilizzare. Una classe politica al minimo storico di legittimità –di fatto illegittima e commissariata con Mario Monti dalla Banca Centrale Europea- unito al fallimento del modello economico vigente, che sta impoverendo brutalmente quei ceti medi che avevano sempre garantito il consenso del sistema, non riesce più a garantire i propri referenti. Suona una campana a morto e sembra di rivedere Salvo Lima che corre per sfuggire ai sicari. Si organizza una marcia per la legalità e una classe dirigente parassitaria e intrinsecamente contraria alla legalità, si rifugia di nuovo nelle trame nere. Ancora ieri il partito dei Dell’Utri e dei Cosentino si opponeva con forza ad una banale ed insufficiente legge anticorruzione. Troppo, al culmine della peggior crisi economica della storia repubblicana. Solo se spaventato a morte il ceto medio potrà continuare ad abbassare la testa e garantire un consenso per sostenere il quale non basta più il Grande Fratello televisivo del ventennio berlusconiano.
La mafia, la mafia da sola non può essere, perché la mafia, le mafie, da sole in Italia non sono state mai, dal delitto Notarbartolo a Capaci. Come per via D’Amelio spunta sempre un uomo nero defilato nella foto di famiglia, una mente raffinata in grado di calcolare i pro e i contro. La chiamano criminalità organizzata ma sarebbe la prima volta nella storia che dei criminali colpiscono la scuola pubblica, più di ogni altro il simbolo dell’integrazione, dell’inclusione, del progresso. Veniamo da lunghi anni nei quali la scuola pubblica è stata sistematicamente denigrata e asfissiata rendendole ogni giorno più difficile compiere la propria missione di democrazia. Adesso passano alle bombe. E in questa temperie culturale non sembra un caso la scelta dell’obbiettivo. Melissa Bassi, l’adolescente assassinata, era rappresentante degli studenti in una scuola premiata per la sua lotta per l’educazione alla legalità. Melissa si educava alla democrazia. Chi l’ha colpita  ha voluto colpire la democrazia rappresentata dalla scuola pubblica.
La stampa di regime è costernata dall’emersione della realtà sulla storia criminale della Lega Nord e si domanda chi rappresenterà adesso il Nord. E il Sud chi lo rappresenta? La scuola lo rappresenta il Sud! La forza degli insegnanti e degli alunni, la forza dello studio che crea coscienza civile, libertà, democrazia laddove (diceva Antonino Caponnetto) “la mafia ha più paura della scuola che dei giudici perché prospera sull’ignoranza della gente e sui bisogni della famiglie”. La nuova strategia della tensione ha scelto la scuola pubblica come simbolo per evitare il cambiamento necessario. Ai democratici resta tanto più il dovere di difendere la scuola pubblica, il cuore pulsante della democrazia.(di Gennaro Carotenuto)

giovedì 14 maggio 2009

"da Portella a via Caetani" di Pino De Luca

Continua l'esperienza degli appuntamenti sugli anni '70 organizzata da Brundisium.net. Il 9 maggio, come era annunciato e prevedibile, si è discusso del Caso Moro con Manlio Castronuovo, autore di Vuoto a perdere. La conversazione è stata lunga e tecnologicamente evoluta, interventi da Roma via Skype con due giornalisti di gran casato che si sono soffermati spesso su vicende interessanti, ma scarsamente aderenti al tema.

Lunga, lunghissima la conversazione tanto che a tarda ora eravamo rimasti in pochi e intorno alle ventuno sono rimasti ancora in meno avendo il sottoscritto abbandonato il campo per irrinunciabili impegni familiari.

La sensazione che ho percepito è che si persegua una linea, su quelli che vengono chiamati “Misteri d'Italia”, fortemente orientata verso il “giallismo” romanzato che abbia poco interesse alla risoluzione dei “misteri” e molto alla loro moltiplicazione e analisi suggestiva, votata più al romanzo che alla ricerca della verità. Una serie di interessi convergenti tra penne veloci e valenti che, tramite pubblicazioni facilmente fruibili, traggono, in qualche modo, notorietà e reddito dai fautori di atti violenti e sanguinari che, vedendo moltiplicate le ipotesi e le analisi, diluiscono nel tempo e nella memoria le loro responsabilità.

Al mio fianco, l'altra sera, c'era un signore che, costante come me, ha seguito tutti gli appuntamenti. Siccome sono stato, per indole e caratteristica - e di ciò me ne scuso, un “perturbatore” delle conversazioni, ebbe a farmi la domanda fatidica: ma quale è la tua tesi?

In brevi e scarni cenni, anche per non disturbare, l'ho riassunta. Poi non v'è stato né il tempo né il modo di approfondirla.

La espongo qui, con chiarezza e, spero, senza ambiguità.

L'Italia, con la liberazione dal Nazifascismo e la partecipazione attiva e determinante del Partito Comunista, è un caso unico e pericoloso in Europa e nel mondo. Il Partito Comunista Italiano svolge un ruolo politico essenziale in un paese occidentale, contribuisce a scrivere la Costituzione Repubblicana che porta la firma di Umberto Terracini, un suo esponente di primissimo piano.

Questa anomalia deve essere “sanata”, con le buone o con le cattive.LEGGI TUTTO

venerdì 12 dicembre 2008

12 dicembre di Pino De Luca...Tra passato e presente

...Il 12 Dicembre, uno scherzo del destino vuole che tutto in quel giorno cominci e tutto in quel giorno si esaurisca. Era 29 anni or sono, Banca Nazionale dell'Agricoltura, Piazza Fontana, centro di Milano. Sono le 16.37 quando esplode una valigia con sette chili di tritolo che uccide 16 persone e ne ferisce 87. Comincia la strategia della tensione. Da quel giorno la storia di questo paese è costellata di assassini, atti terroristici e stragi tutte gestite e pilotate per impedire che in questo paese cambiasse qualcosa, anzi per farlo tornare indietro. Alla gestione di questo percorso fatto di lutti e sofferenze partecipa attivamente, si dice in molti atti giudiziari, tale Licio Gelli fondatore della Loggia P2 e estensore del Piano di Rinascita Democratica...Leggi Tutto,