Perché il popolo della pace non scende in piazza contro Gheddafi? Probabilmente perché il leader libico non è il vero problema. L’Europa e gli Stati Uniti hanno bisogno di Gheddafi e degli altri dittatori della regione. Il 17 per cento della popolazione mondiale usa l’80 per cento delle risorse del pianeta. I tiranni che in questi giorni vengono abbattuti sono stati partner affidabili e soci preziosi di governi di destra e di sinistra, di aziende grandi e piccole, di banche e di società petrolifere. Hanno garantito prezzi relativamente stabili e condizioni ragionevoli, in cambio di soldi (per se stessi) e di appoggio politico e militare. Per farlo hanno oppresso i loro popoli. Impedendogli di votare, di parlare, di informarsi, di andare a scuola, di lavorare, di spostarsi, di vivere una vita dignitosa. Da anni, milioni e milioni di persone subiscono una forma di coercizione che qualunque europeo o statunitense non sopporterebbe per più di un minuto. Ma prima di scendere in piazza contro Gheddafi, dovremmo protestare con chi finora ha fatto affari con lui. Dovremmo spiegare a chi ci governa che non accettiamo più nessuna ipocrisia: basta con i dittatori che affamano i loro cittadini per riscaldare le nostre case. Siamo pronti? Giovanni De Mauro(da internazionale.it)
Si vota tra una settimana e in Italia nessuno parla di Europa. Ma siamo in buona compagnia. Ognuno dei ventisette giornalisti a cui abbiamo chiesto di raccontare questa campagna elettorale ha scritto che l’Europa annoia. Troppo vicina per essere esotica, troppo lontana per essere la casa comune di tutti. L’Europa è un’unione economica e monetaria, ma non politica, sociale, culturale. Dovremmo poter scegliere direttamente un premier europeo e votare liste comuni. Creare uno spazio pubblico europeo. Dal 26 maggio è in rete Presseurop.eu, primo giornale online di attualità europea, promosso e finanziato dalla Commissione europea. Per realizzarlo – nella più totale autonomia editoriale – si sono associati quattro giornali: Internazionale, il francese Courrier International, il portoghese Courrier Internacional e il polacco Forum. Sarà un quotidiano digitale in dieci lingue. Per raccontare di cosa parlano i nostri vicini. E cercare di dimostrare che l’Europa è meno noiosa di quel che sembra.(da internazionale.it)
Con gli occhi del mondo puntati sul vertice dei leader mondiali del G20 a Londra, può sembrare strano evocare Karl Marx. Sarebbe difficile spiegare al padre intellettuale del comunismo che il capitalismo globale è ancora vivo a un secolo e mezzo dai suoi scritti più celebri. E che i governi dei principali paesi del mondo, anche se sconvolti da qualche investimento stupido e da un po' di follie bancarie, si incontrano per rimettere insieme i cocci dei mercati finanziari internazionali. Marx sottovalutò la capacità del capitalismo di reinventarsi in continuazione e di dimostrare – con tutti i suoi difetti e con qualche prudente modifica ai princìpi del libero mercato puro – di essere migliore degli altri "ismi". E non previde gli eccessi che sarebbero stati commessi nel tentativo di costruire la dittatura del proletariato. Ma nonostante il fallimento delle previsioni di Marx, una parte significativa della sua analisi economica merita di essere recuperata. In particolare, penso alla sua comprensione del fatto che mentre i cambiamenti tettonici a lungo termine delle "forze di produzione" si svolgono a un ritmo diverso da quello delle frenetiche attività dei governi e dei leader che occupano la "sovrastruttura", il loro impatto storico è migliore delle dichiarazioni di qualsiasi gruppo di capi di stato.La storia è disseminata di accordi solenni – il Trattato di Versailles del 1919 è forse il più noto – che non sono riusciti a cogliere il movimento delle placche tettoniche sotto di loro. Eppure, al tempo di questi vertici, i mezzi d'informazione parlavano della sensazionale riunione di tanti leader importanti, della loro retorica su come salvare il mondo e dei loro appelli a lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi del genere umano. Perché il pubblico – e le borse – non avrebbero dovuto credere che i terribili problemi internazionali stavano finalmente per essere risolti?LEGGI TUTTO
L'Unione europea accoglierà i detenuti di Guantanamo.I ministri degli esteri dell'Unione europea hanno discusso per la prima volta sulla possibilità di accogliere i detenuti della prigione di Guantanamo dopo la sua chiusura. Al momento circa un terzo dei paesi, tra cui Portogallo, Irlanda, Gran Bretagna, Finlandia, Spagna, Italia, Francia e Germania, si è detto disponibile ad accogliere i detenuti senza nessuna imputazione che rischierebbero violazioni dei diritti umani se rimpatriati e che non vogliono risiedere negli Stati Uniti. daEL PAIS,Spagna( fonte Internazionale)