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lunedì 30 maggio 2011

Politica:Il centro sinistra ha vinto al ballotaggio

A Milano ha vinto
PISAPIA GIULIANO
Data di nascita: 20/05/1949 Luogo di nascita: MILANO
36565755,10 %

A Napoli ha vinto
DE MAGISTRIS LUIGI
Data di nascita: 20/06/1967 Luogo di nascita: NAPOLI
26445765,38 %

A Cagliari ha vinto
ZEDDA MASSIMO
Data di nascita: 06/01/1976 Luogo di nascita: CAGLIARI
4970859,35 %

A Trieste ha vinto
COSOLINI ROBERTO
Data di nascita: 14/05/1956 Luogo di nascita: TRIESTE
5305057,51 %

A Grosseto ha vinto
BONIFAZI EMILIO
Data di nascita: 18/07/1961 Luogo di nascita: FRASSO SABINO (RI)
2262757,42 %

A Novara ha vinto
BALLARE' ANDREA
Data di nascita: 12/04/1967 Luogo di nascita: NOVARA
2451652,91 %
Tutti gli altri risultati Qui

venerdì 20 maggio 2011

giovedì 10 marzo 2011

L'opinione: "Ipocrisia"

Perché il popolo della pace non scende in piazza contro Gheddafi? Probabilmente perché il leader libico non è il vero problema. L’Europa e gli Stati Uniti hanno bisogno di Gheddafi e degli altri dittatori della regione. Il 17 per cento della popolazione mondiale usa l’80 per cento delle risorse del pianeta. I tiranni che in questi giorni vengono abbattuti sono stati partner affidabili e soci preziosi di governi di destra e di sinistra, di aziende grandi e piccole, di banche e di società petrolifere. Hanno garantito prezzi relativamente stabili e condizioni ragionevoli, in cambio di soldi (per se stessi) e di appoggio politico e militare. Per farlo hanno oppresso i loro popoli. Impedendogli di votare, di parlare, di informarsi, di andare a scuola, di lavorare, di spostarsi, di vivere una vita dignitosa. Da anni, milioni e milioni di persone subiscono una forma di coercizione che qualunque europeo o statunitense non sopporterebbe per più di un minuto. Ma prima di scendere in piazza contro Gheddafi, dovremmo protestare con chi finora ha fatto affari con lui. Dovremmo spiegare a chi ci governa che non accettiamo più nessuna ipocrisia: basta con i dittatori che affamano i loro cittadini per riscaldare le nostre case. Siamo pronti? Giovanni De Mauro(da internazionale.it)

mercoledì 2 marzo 2011

17 marzo: Celebrazione o ricorrenza?


La TV commerciale, irrompendo su un popolo incolto e senza protezione intellettuale, è stata come una metastasi che invade un essere privo di anticorpi. Lo ha trasformato, plasmato, rendendolo a sua immagine e somiglianza.
La TV commerciale ha completamente invertito il rapporto tra esistenza e apparenza: prima di essa s'appariva in quanto esistente, dopo di essa si è esistiti in quanto apparenti.
E allora apparire è diventato essenziale, essenziale nel senso più profondo: appaio quindi sono, e l'animale più adattivo della biosfera s'è adattato. Per apparire si può fare qualunque cosa, non v'è etica che possa frenare l'istinto di sopravvivenza e se per sopravvivere bisogna apparire non v'è etica che può fermare l'esigenza di apparire.
Per apparire e perché l'apparizione sia interessante dev'esser partigiana, non ha spazio la noiosa moderazione, la lenta meditazione o la stucchevole buona educazione. Bisogna essere estremi, sopra le righe, non importa se nel giusto o nell'errato, basta essere eccessivi.
Sei una onesta meretrice da 50€ a botta? La TV non ti vuole, prendi 300€ solo per enunciare il diminutivo di Pompeo? Ti facciamo interviste a gogò e ti diamo pure un bell'incarico pubblico.
Sei un truffatore di paese? Ma chi ti fila … Saccheggi i risparmi di centinaia di migliaia di allocchi? Puoi raccontare la tua verità tutte le volte che ti pare nei salotti con telecamera annessa.
E così di seguito … E l'infezione è devastante, colpisce tutti almeno un po' e i sintomi si manifestano inevitabilmente ad ogni occasione.
Adesso siamo tutti investiti dalla celebrazione (o ricorrenza) del 17 marzo. E tutti a scomodare anime patriottarde o post-asburgiche, tifoseria garibaldina e richiami neo borbonici. Italiche genti che, per apparenza televisiva, permettono a dipendenti assenteisti del Ministero della Cultura di fregiarsi d'aggettivi come “colto” e “intelligente” quasi fossero sinonimi di “comiziante” e “scafato”.
E allora via! Chi la spara più grossa? Roberto Benigni, comico splendido, trasmissione più seguita dagli italiani spiega l'Inno d'Italia. Che meravigliosa forma di satira: un comico mostra ad un Paese intero la crassa ignoranza del suo popolo, mostra quanto sia inutile la scuola e quanto sia pappagallesco il canto di schiere di giovani in divisa ai quali nessuno ha spiegato il significato delle parole che hanno salutato per almeno un anno della loro vita, fieri di dire quel “Si” urlando e impettiti a guardare il drappo tricolore che sventola. E loro, tapini pronti a morire per esso, non sanno perché sia Verde, Bianco e Rosso a bande di uguale dimensione e non sanno nemmeno che questo è scritto nella Carta Costituzionale (altro argomento del quale tutti fanno finta d'aver contezza ...).
L'ha fatta grossa Benigni, e ha avuto grande eco. Allora qualcuno, astuto, si prende la briga di rintuzzare facendo le pulci: scopre eccidi dei garibaldini, termini come annessione e repressione si sprecano. Come se un comico dovesse scrivere la storia, ma poi la storia … Chi si prende la briga di leggerla? Chi non legge nemmeno l'Inno della Patria? Ma le pulci servono per apparire, per esser chiamati in TV a ragliare “altri punti di vista”, non importa se giusti o sbagliati ma intanto si va in TV, si appare, testimoniando alla platea dei cultori di immagine un'altra inutile esistenza.
Ha bisogno d'essere esplorato il primo Risorgimento e anche il secondo, sapendo che di paradossi e contraddizioni è fatta la Storia del Mondo e, ovviamente, anche quella Italiana.
17 Marzo. 1942: a Bergen-Belsen viene inaugurata la prima camera a gas di un campo di concentramento nazista; 1971 si scopre il tentativo di colpo di Stato messo in atto da Junio Valerio Borghese; 1981, Villa Gioia, Castiglion Fibocchi provincia di Arezzo, è la villa di Licio Gelli. In essa vi è la lista degli iscritti alla Loggia P2.
Ma è anche il centocinquantesimo della proclamazione del Regno d'Italia. Era il 1861 e lo festeggeremo cantando l'Inno di Mameli, scritto nell'autunno 1847, vietato ai tempi dei Savoia e diventato Inno d'Italia dopo la proclamazione della Repubblica Italiana. Paradossalmente il 17 marzo 1805 la prima esperienza di Repubblica Italiana, detta Cisalpina con capitale Milano, naufragava consegnandosi all'ala protettrice dell'Imperatore Napoleone I e deponendo il tricolore.
Non apparirò in TV per questa nota e nemmeno per altre, ma posso garantire che, paradossalmente, esisto. Spero solo che qualcuno, leggendola, abbia spento la TV o, almeno, ne abbassato il volume.
W l'Italia (di Pino De Luca)

mercoledì 23 febbraio 2011

L'opinione :"Ipocriti e cumenda"

Da che mondo è mondo coi dittatori ci si indigna in pubblico e si fanno affari in privato. A volte non ci si indigna neppure: si rimane zitti. Un silenzio interrotto solo dal fruscio dei soldi. Mai visto un politico o un imprenditore andare in Cina inalberando cartelli per il rispetto dei diritti civili. Si diventa esportatori della democrazia solo quando conviene, come in Iraq o in Afghanistan. Però esiste un limite che gli statisti cercano di non valicare ed è il rispetto di sé e del Paese che si rappresenta. Quel senso del decoro e delle istituzioni che ti impone di stringere la mano a Gheddafi, ma ti impedisce di baciargliela. Che ti costringe a riceverlo con tutti gli onori, ma non ti obbliga a trasformare la sua visita in una pagliacciata invereconda, con il dittatore a vita che tiene lezioni di democrazia all’università e pianta la sua tenda beduina in un parco storico della Capitale per ricevervi una delegazione di ragazze prese a nolo.

Berlusconi non ha fatto che applicare alle relazioni internazionali le tecniche di adulazione con cui i vecchi cumenda lombardi stordivano il cliente da intortare. Disposti a tutto pur di compiacerlo, considerando la dignità non tanto un accessorio quanto un ostacolo alla conclusione di un affare. Qualche lettore penserà: il cumenda di Stato è solo meno ipocrita degli altri. Verissimo. Ma a me sta venendo il dubbio che l’antica ipocrisia «borghese», contro cui da ragazzo mi scagliai anch’io, fosse preferibile all’attuale sguaiataggine.di Massimo Gramellini da la Stampa.it

domenica 31 ottobre 2010

Il bunga bunga che segna la fine di un regno di Eugenio Scalfari

Le recenti cronache dell'Italia berlusconiana che raccontano l'ennesimo scandalo ormai generalmente etichettato "bunga bunga" mi hanno lasciato al tempo stesso indifferente e stupefatto.
L'indifferenza deriva dal fatto che conosco da trent'anni Silvio Berlusconi e sono da tempo arrivato alla conclusione che il nostro presidente del Consiglio rappresenta per molti aspetti il prototipo dei vizi italiani, latenti nel carattere nazionale insieme alle virtù che certamente non mancano. Siamo laboriosi, pazienti, adattabili, ospitali.
Ma anche furbi, vittimisti, millantatori, anarcoidi, insofferenti di regole, commedianti. Egoismo e generosità si fronteggiano e così pure trasformismo e coerenza, disprezzo delle istituzioni e sentimenti di patriottismo.
Berlusconi possiede l'indubbia e perversa capacità di aver evocato gli istinti peggiori del paese. I vizi latenti sono emersi in superficie ed hanno inquinato l'intera società nazionale ricacciando nel fondo la nostra parte migliore.
È stato messo in moto un vero e proprio processo di diseducazione di massa che dura da trent'anni avvalendosi delle moderne tecnologie della comunicazione e deturpando la mentalità delle persone e il funzionamento delle istituzioni.
Lo scandalo "bunga bunga" non è che l'ennesima conferma di questa pedagogia al rovescio. Perciò non ha ai miei occhi nulla di sorprendente.
Da quando avviò la sua attività immobiliare con denari di misteriosa provenienza, a quando con l'appoggio di Craxi costruì il suo impero televisivo ignorando le ripetute sentenze della Corte costituzionale, a quando organizzò il partito-azienda sulle ceneri della Prima Repubblica logorata dalla corruzione diventata sistema di governo.
A sua volta, su quelle ceneri, il berlusconismo è diventato sistema o regime che dir si voglia: un potere che aveva promesso di modernizzare il paese, sburocratizzarlo, far funzionare liberamente il mercato, diminuire equamente il peso fiscale, sbaraccare le confraternite e rifondare lo Stato.
Il programma era ambizioso ma fu attuato in minima parte negli otto anni di governo della destra ai quali di fatto se ne debbono aggiungere i due dell'ultimo governo Prodi durante i quali il peso dell'opposizione sul paese fu preponderante.
Ma non solo il programma rimase di fatto lettera morta, accadde di peggio. Accadde che il programma fu contraddetto. Il sistema-regime è stato tutto fuorché una modernizzazione liberale, tutto fuorché una visione coerente del bene comune.
Per dieci anni l'istituzione "governo" ha perseguito il solo scopo di difendere la persona di Berlusconi dalle misure di giustizia per i molti reati commessi da lui e dalle sue aziende prima e durante il suo ingresso in politica. Nel frattempo l'istituzione "Parlamento" è stata asservita al potere esecutivo mentre il potere giudiziario è stato quotidianamente bombardato di insulti, pressioni e minacce che si sono anche abbattute sulla Corte costituzionale, sul Csm, sulle Autorità di garanzia e sul Capo dello Stato.
Il "Capo" e i suoi vassalli hanno tentato e tentano di costruire una costituzione materiale incardinata sul presupposto che il Capo deriva la sua autorità dal voto del popolo ed è pertanto sovra-ordinato rispetto ad ogni potere di controllo e di garanzia.
Questa situazione ha avuto il sostegno di quell'Italia che la diseducazione di massa aveva privato d'ogni discernimento critico e che vedeva nel Capo l'esempio da imitare e sostenere.
Il cortocircuito che questa situazione ha determinato nel carattere di una certa Italia ha fatto sì che Berlusconi esibisca i propri vizi, la propria ricchezza, la sistematica violazione delle regole istituzionali e perfino del buongusto e della buona educazione come altrettanti pregi.
Non passa giorno che non si vanti di quei comportamenti, di quella ricchezza, del numero delle sue ville, del suo amore per le donne giovani e belle, dei festini che organizza "per rilassarsi", degli insulti e delle minacce che lancia a chi non inalbera la sua bandiera. E non c'è giorno in cui quell'Italia da lui evocata e imposta non lo ricopra di applausi e non gli rinnovi la sua fiducia.Leggi tutto (da repubblica.it)

lunedì 4 ottobre 2010

Questioni importanti : Giustizia e Voto

Il problema è un altro. Così affermano, sempre più spesso, coloro che hanno fatto dell'arte di schivare le responsabilità un vero e proprio metodo di galleggiamento.
Qualunque tema venga posto all'attenzione c'è sempre un altro problema più importante e propedeutico.
E invece le cose vanno affrontate. E di petto. Il tempo del cincischio e del tentenno è abbondantemente scaduto.
E le cose che sono sul tappeto sono due: la questione giustizia e la legge elettorale. So bene che vi è l'economia, il precariato, l'ambiente, la guerra, il riscaldamento del clima, la biodiversità, il rapporti etica/biologia e la legge sulle adozioni per i gay. Ma non vi è nulla di più urgente che la questione giustizia e la legge elettorale.
Solo affrontando con determinazione e risolvendo una volta per tutte questi due temi si possono affrontare serenamente tutti gli altri, da qualunque angolazione si parta.
E sulla legge elettorale va reintrodotto il principio di “Elezione del Parlamento”, assolutamente imprescindibile dal rispetto della Carta Costituzionale. Il Parlamento deve essere di eletti e non di nominati, anche se un popolo squinternato come quello italico dovesse regalarci ancora fiori come Borghezio o Dell'Utri. Abbiamo avuto in Parlamento fascisti doc, mafiosi conclamati, fiancheggiatori del terrorismo, pornostar e scoppiati d'ogni categoria. Ma eletti da un popolo che in essi si è riconosciuto. Tocca alla politica trovare il metodo migliore per restituire al popolo la possibilità di eleggere i suoi rappresentanti e, dopo averlo fatto, buttare in discarica l'esperienza del “porcellum” senza alcun rimpianto.
E poi la questione giustizia. Ho letto alcuni interventi sul mio piccolo giornale di provincia. Interventi di personaggi importanti sia in politica che per professione. Ho letto anche libri di persone importanti e sicuramente non tacciabili di retropensieri e piccole connivenze o convenienze. Eppure anche le grandi menti sfuggono il problema, non lo affrontano. In Italia esiste una questione giustizia perché esiste una grande questione criminale. Come sanno fare gli italiani abbiamo capovolto il problema, nascondendoci dietro a retoriche e convenienze.
L'Italia ha da risolvere da molti anni una grande questione criminale. È un paese di mafie, di organizzazioni criminali che hanno sempre avuto referenti nel potere politico ad ogni livello. E si chiamano mafie per questa ragione, altrimenti non avremmo dovuto creare il 416-bis, ci sarebbe stato sufficiente il 416 e basta.
E le mafie vogliono usare il potere politico come terreno di battaglia, muovendosi e muovendo con grande arguzia le loro pedine. Perché le mafie non sono sole, non sono mai state sole. Hanno sempre potuto contare su complicità e connivenze con menti raffinate e raffinatissime, capaci di orientare le correnti politiche ed il consenso.
E la vulgata di questi vent'anni, nel tentativo sciocco di “ristabilire il primato della politica” ha dato corda ad un racconto capovolto, a contrapporre “garantismo” a “giustizialismo” interpretati un po' all'amatriciana. Garantismo tirato in ballo sempre e solo quando la tutela riguardava ricchi e potenti dimentichi quando ad essere coinvolti sono stati dei poveracci.
Nel concreto. Quando l'attuale Presidente del Consiglio ha aperto, e lo ha fatto dal 1993, la questione giustizia non aveva per nulla a cuore la libertà degli italiani, innocenti vittime perseguitate. Semplicemente aveva a cuore la sua libertà. Semplicemente perché tutte le vicende giudiziarie di Berlusconi sono PRECEDENTI la sua discesa in campo come ama dire. Non ha una denuncia nemmeno per uno spillo (e ne avrebbe dovute avere, almeno per il 643 e per il 661 del Codice Penale) da quando fa politica. Ha governato per circa dieci anni avendo come unico scopo quello di salvare il malloppo accumulato con operazioni la cui limpidità è quella della fogna newyorkese quando fanno programmi tv molto noiosi.
Per salvarsi ha aggregato torme di masnadieri di piccolo e grande cabotaggio i quali hanno avuto a che fare molto con i giudici ma sempre come imputati e raramente come vittime o parti lese.LEGGI TUTTO di Pino De Luca

giovedì 25 marzo 2010

venerdì 19 marzo 2010

Politica penosa per problemi penici penalmente perseguibili...

Come il meteorismo dopo la pasta e fagioli, all'arresto di Lea Cosentino è succeduto quello di Sandro Frisullo. Nessuna cronaca né abiti del fustigatore nei confronti di una persona con la quale ci conoscevamo quando eravamo nella FGCI e nel PCI e che ha smesso di conoscermi quando, cambiata la bandiera, è assurto a ruoli istituzionali ben retribuiti.
Perché Frisullo e Valente, alla pari della Cosentino e degli altri improbabili “individui di potere” all'interno di questa vicenda e all'interno di vicende simili in altre regioni d'Italia, sono delle vittime più che dei colpevoli. Vittime di una mediocrità intrinseca, della coscienza della impalpabilità del proprio carattere e della inutilità della propria esistenza. Cialtroni che per esistere hanno bisogno di sapere che “contano”. E nel ventennio del trionfo del populismo, contare significa essenzialmente fottersene delle leggi, aggirarle e far vedere che si ha il potere di farlo.
In sostanza tutti si vogliono sentire Sultani come Lui, il cavaliere mai condannato, colui che dispone di batterie di avvocati che gli cuciono le leggi addosso a spese di tutti, colui che da quando è sceso in politica subisce decine di processi e infatti è sceso in politica proprio per non finire ai ceppi.
Non capiscono, gli imitatori dell'improcessabile, che la legge ad personam è estensibile solo se non confligge con gli interessi del destinatario primo. Sembra che il Frisullo si dilettasse con le medesime puttane (mestiere che rispetto) con le quali usava accompagnarsi l'end user, di certo che il fornitore è comune. Frisullo va in galera, Berlusconi in vacanza.
E i magistrati, cattivi e comunisti, son lì a “determinare le sorti della democrazia” arrestando l'ex vice presidente di Vendola, eppure erano comunisti sia Frisullo che Vendola e dall'altra parte si verifica una situazione ai limiti del grottesco: si manifesta comprensione per Frisullo, silenzio sul caso personale e si chiede a Vendola di rispondere politicamente delle vicende della sanità pugliese così aggrovigliate con questioni penali, peniche e, soprattutto, penose.
I sacerdoti primari della “casta”, gli inventori della clientela e della corruzione midollare, del debito fuori bilancio e della politica dei “cazzi propri” fanno squadra.
I colpevoli sono i magistrati, i giornalisti e quelli che cacciano i mercanti dal tempio. In nome di un principio liberale oggi tanto di moda, tanto richiamato quanto mai esplicitato.
Veniamo ai fatti. LEGGI TUTTO (di Pino De Luca)

sabato 17 ottobre 2009

Il commento: "Al servizio del capo" di Michele Serra

IL VIDEO sul giudice Mesiano andato in onda su Canale 5 è spaventoso, e lo è qualunque sia la sua genesi giornalistica. È spaventoso se il suo impressionante effetto minatorio discende da un'intenzione consapevole. Ma è spaventoso anche se siamo di fronte a un gioco cretino, come di chi padroneggia malamente un'arma e credendo di sparare a salve esplode pallottole vere.
Il testo, di livello perfino più basso di quel sub-giornalismo che è il gossip televisivo, farebbe propendere per la seconda ipotesi: un gioco cretino sfuggito di mano. Ma la costruzione del servizio (pedinamento di un magistrato ritenuto "nemico" del proprio editore, così da indicarlo all'odio e al dileggio della propria curva tifosa), e la sua messa in onda nel programma mattutino della rete generalista di Mediaset, con tanto di commento demolitore (e "senza contraddittorio", come dice l'onorevole Gasparri quando attacca la Rai) di due giornalisti del gruppo, impedisce di credere che si tratti di un banale incidente.
Il clima di forte scontro politico non può essere un alibi. Non è il cozzo delle idee, non la polemica ideologica a dettare questo genere di colpi sotto la cintura. È la volontà di attaccare e isolare personalmente, quasi uno per uno, quelli che il leader e padrone considera gli avversari veri e presunti, e dunque esercita, sui meno sereni e meno liberi dei suoi dipendenti, una doppia attrazione, politica ed economica.
In una confusione oramai patologica, irreversibile e venefica (per il paese intero) tra patrimonio politico e patrimonio personale del Capo. È la voglia di andare a stanare dal barbiere Mesiano, sputtanarlo (verbo berlusconiano) con qualche sciatta considerazione sul suo abbigliamento del sabato mattina, dargli dello "stravagante" perché fuma (?!), evitare che anche una sola parola sia spesa in sua difesa (nel vituperato "Anno zero" i giornalisti e i politici di destra hanno una postazione fissa), perché distruggere la persona è il sistema più rapido per risolvere i contenziosi, e levare di mezzo l'ingombro.LEGGI TUTTO

mercoledì 7 ottobre 2009

Notizie: La Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Alfano

I quindici giudici della corte costituzionale italiana hanno dichiarato illegittimo il lodo Alfano, la legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello stato: i presidenti della repubblica, del senato, della camera e del consiglio.

È stata infatti decretata la violazione dell’articolo 138 della Costituzione, cioè l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e dell’articolo 3, il principio di uguaglianza di tutti i cittadini.

La notizia è rimbalzata immediatamente sulla stampa di tutto il mondo, che si chiede come reagirà Berlusconi alla perdita dell’immunità.

Alcuni link sull’Italia
Top court overturns italian premier’s immunity, The New York Times
Berlusconi faces fight for career as top Italian court strips him of immunity, The Times
Italian court rules Berlusconi’s immunity law unconstitutional, The Guardian
El Constitucional echa por tierra la ley de inmunidad que protege a Berlusconi, El País
Berlusconi devra affronter la justice, Le Temps
La Cour constitutionnelle italienne invalide la loi d’immunité protégeant Berlusconi, Le Monde
L’immunité pénale de Berlusconi invalidée, Libération
Berlusconi perd son immunité, Le Soir
Berlusconi verliert Immunität, Die Tageszeitung
Berlusconi verliert Immunität, Süddeutsche Zeitung (fonte Internazionale.it)

domenica 20 settembre 2009

Appello dell'Osce a Berlusconi "Ritiri le querele ai giornali"

VIENNA - L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa chiede a Silvio Berlusconi di ritirare le querele per diffamazione contro
la Repubblica e l'Unità. In una nota, il rappresentante dell'Ocse per la libertà di stampa, Miklos Haraszti, si dice preoccupato per l'azione legale intrapresa da un premier di centrodestra, considerato anche l'uomo più ricco d'Italia, contro due giornali di sinistra. E si dice preoccupato per i tre milioni di euro di danni chiesti con quell'azione legale.
A proposito delle dieci domande di Repubblica a Berlusconi, il rappresentante dell'Osce afferma: "Fare continuamente domande, anche se di parte, è uno strumento della funzione correttiva dei media. Il diritto di informazione del pubblico include inevitabilmente il diritto dei media a fare domande. I dirigenti politici devono accettare un livello di critica più alto rispetto agli altri cittadini a causa delle funzioni che ricoprono", secondo i principi giuridici su cui si basa la Corte europea per i diritti dell'uomo.
Oltre che ai due giornali italiani, Berlusconi ha annunciato azioni giudiziarie contro il quotidiano spagnolo El Pais e il settimanale francese Le Nouvel Observateur.(fonte repubblica.it)

lunedì 8 giugno 2009

Risultati elezioni europee 2009 Italia + Estero

Elettori 50.341.790
Votanti 32.747.722 65,05 %


Schede bianche 990.689 3,02 %
Schede nulle 1.103.519 3,36 %
Schede contestate e non assegnate 7.749 0,02 %


Sezioni Italia 61.428 su 61.428
100,00 %
Comunicazioni UE 2.900 su 2.900
100,00 %


Liste
Voti % Seggi

IL POPOLO DELLA LIBERTA' IL POPOLO DELLA LIBERTA' 10.807.327 35,26 29
VALLEE D'AOSTE VALLEE D'AOSTE 32.926 0,10 -

PARTITO DEMOCRATICO PARTITO DEMOCRATICO 8.007.854 26,13 21
SVP SVP 143.027 0,46 1

LEGA NORD LEGA NORD 3.126.915 10,20 9

DI PIETRO ITALIA DEI VALORI DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 2.452.569 8,00 7
AUTONOMIE LIBERTE' DEMOCRATIE AUTONOMIE LIBERTE' DEMOCRATIE 27.086 0,08 -

UNIONE DI CENTRO UNIONE DI CENTRO 1.996.901 6,51 5

RIFOND.COM. - SIN.EUROPEA - COM.ITALIANI RIFOND.COM. - SIN.EUROPEA - COM.ITALIANI 1.038.247 3,38 -

SINISTRA E LIBERTA' SINISTRA E LIBERTA' 958.458 3,12 -

LISTA MARCO PANNELLA - EMMA BONINO LISTA MARCO PANNELLA - EMMA BONINO 743.273 2,42 -

LA DESTRA-MPA- PENSIONATI -ALL.DI CENTRO LA DESTRA-MPA- PENSIONATI -ALL.DI CENTRO 682.046 2,22 -

FIAMMA TRICOLORE FIAMMA TRICOLORE 244.982 0,79 -

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 166.317 0,54 -

FORZA NUOVA FORZA NUOVA 146.619 0,47 -

LIBERAL DEMOCRATICI - MAIE LIBERAL DEMOCRATICI - MAIE 71.218 0,23 -


Totale 30.645.765
72

Seggi spettanti 72

domenica 24 maggio 2009

Silvio Berlusconi contro Annozero,Ballarò e Report


Silvio Berlusconi ai microfoni di "Canale Italia" il 23 maggio 2009 dichiara:
"La televisione pubblica che abbiamo oggi è l'unica televisione pubblica che attacca il governo, con una pluralità di trasmissioni infinita, tant'è vero che sono sempre di più gli italiani che non pagano il canone, perchè non sono d'accordo che con i loro soldi si paghino Annozero, Ballarò, Report e tutte queste trasmissioni di contrasto con la politica del governo e con il leader del governo."

venerdì 10 aprile 2009

Terremoto Abruzzo:Oggi i funerali per 150 vittime

La paura prima delle lacrime e del dolore, con la terra che è tornata a tremare in attesa dei funerali di Stato di questa mattina. Se n'è andata così la notte all'Aquila, la quarta dal terremoto che l'ha distrutta causando 287 morti, uno dei quali ancora da identificare. È questo l'ultimo dato fornito dai soccorritori, che per qualche ora hanno smesso di scavare tra le macerie per trasformare il piazzale della Caserma della Guardia di Finanza, a Coppito, in una chiesa a cielo aperto.
Tra poche ore, alle 11, il segretario di Stato vaticano, monsignor Tarcisio Bertone, officerà i funerali solenni, di fronte ad almeno 150 bare e ad una folla di amici e parenti in lutto. Sotto le macerie delle loro case, nella notte tra domenica e lunedì, se ne sono andate intere famiglie: genitori e figli, neonati ed anziani, amici di sempre e vicini di casa, tutti accomunati dalla stessa drammatica fine.
La disposizione delle bare, davanti all'altare allestito sulla scalinata che conduce al Palazzetto dello Sport, è iniziata nella notte. Un lento e silenzioso rituale, mentre nelle tendopoli gli sfollati battevano i denti dal freddo - il termometro si è fermato a 3 gradi - e dalla paura di nuovi scossoni.LEGGI TUTTO

lunedì 23 marzo 2009

PdL: un paio di domande a Gianfranco Fini di Gennaro Carotenuto


Egregio presidente Gianfranco Fini,
ho ascoltato con attenzione il suo discorso di ieri al congresso con il quale Alleanza Nazionale confluisce nel Popolo delle Libertà. Ho apprezzato i suoi toni consoni all’importante incarico istituzi
onale che ricopre, e ho condiviso o riconosciuto l’importanza di molti dei passaggi del suo intervento.
In particolare ho apprezzato, nelle sue parole, il netto e inequivocabile approdo di AN a un sistema di valori che lei sintetizza in quelli costituenti il Partito Popolare Europeo. Ho condiviso passaggi come quelli sulla centralità della legalità come percorso di approdo dal tradizionale “legge e ordine” delle destre reazionarie. Inoltre mi ha fatto piacere, nonostante abbia delle obiezioni, il suo desiderio che in futuro, in una manifestazione come quella promossa da Don Luigi Ciotti a Napoli sabato, possano sfilare anche le bandiere del PdL. Soprattutto ho condiviso il passaggio sulla piena integrazione degli immigrati nell’Italia del futuro e sulla convivenza ineludibile tra culture e religioni diverse.LEGGI TUTTO

domenica 9 novembre 2008

Carla Bruni: «Gaffe di Berlusconi? Felice di essere francese»

«Meno male che sono diventata francese». Carla Bruni, moglie del presidente Nicolas Sarkozy, commenta con questa battuta la gaffe del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che nei giorni scorsi aveva definito Barack Obama «giovane, bello e abbronzato». «Veder vincere Obama è ovviamente una gioia immensa - dice in un'intervista al "Journal du Dimanche" l'ex top model italiana, dal febbraio scorso 'premiere damè di Francia - Per me e per tutti quelli che amano l'America».«Di contro - sostiene Carla Bruni, quanto sento Silvio Berlusconi prendere alla leggera l'avvenimento e scherzare sul fatto che Obama è "sempre abbronzato", questo mi stranisce. Si farà pure dell'umorismo....Ma spesso sono molto contenta di essere diventata francese!».La Carla-Sarkozy, che ha ricordato il suo impegno passato con Sos-Racisme. «Allo stesso tempo», ha proseguito:«Mi sono spesso chiesta da dove veniva il blocco delle nostre società che fa in modo che siamo così bianchi, nelle élite, in Parlamento, nei circoli dirigenti (la musica, la moda sono una cosa diversa) mentre la società è un incrocio», ha proseguito, «Siamo paralizzati dalle abitudini. Il potere ha spesso avuto la stessa testa, uomini bianchi e piuttosto vecchi. Le abitudini, alla fine, diventano una sclerosi».(da unita.it)
Se qulcuno ha voglia di mandare una cartolina al premier Silvio Berlusconi(ed è "imbecille" come me) può farlo da QUI