lunedì 24 maggio 2010
Citazionando...
venerdì 28 novembre 2008
Assetati di liquidità
"Raramente si è visto un cambio di rotta tanto brusco nelle strategie aziendali", scrive l'Economist. "Fino a poco tempo fa avere denaro liquido era considerato pericoloso. Le imprese che accumulavano contanti erano guardate con sospetto. Dall'inizio della crisi, invece, c'è un disperato bisogno di liquidità".La stretta creditizia ha modificato gli orizzonti della gestione finanziaria: "Il principio guida di tutti i manager è diventato all'improvviso quello di racimolare denaro a ogni costo e fare di tutto per conservarlo". I dirigenti, inoltre, si trovano intrappolati in una sorta di paradosso: "Fare il bene dell'impresa, e cioè ridurre le spese, non corrisponde sempre al bene degli azionisti, perché rallenta ulteriormente l'economia".
Come spiega il settimanale, "la crisi finirà e le aziende farebbero bene a prepararsi all'evento senza cedere alla frenesia dei tagli né alla tentazione di abbandonare in fretta le previsioni di crescita. Ma gli attuali manager, che sono cresciuti con il mito della produttività, non si fidano abbastanza del mercato da scommettere che il denaro tornerà a circolare". Questo cambio di prospettiva, conclude l'Economist, "sarà l'eredità lasciata dalla crisi al mondo aziendale".(da The Economist fonte Internazionale)
sabato 22 novembre 2008
Tra il dire e il fare...
In un modo o nell'altro, il crac finanziario che sta facendo tremare le principali economie mondiali colpirà duramente anche l'Africa. Il settimanale satirico del Burkina Faso Journal du Jeudi non ha dubbi: "Non ci saranno persone che finiranno per strada a causa dei mutui subprime né impiegati di borsa che perderanno il lavoro. Ma le nostre economie non resteranno certo immuni di fronte alla tempesta che è partita dagli Stati Uniti e che si sta propagando in tutto il mondo. Il motivo è semplice e si riassume in una sola parola: globalizzazione. L'economia africana è molto dipendente dall'andamento dell'euro. Se la moneta unica europea dovesse crollare, le difficoltà dell'Africa aumenterebbero, andandosi a sommare a quelle già esistenti, che negli ultimi mesi hanno causato rivolte e sommosse".
Il settimanale conclude puntando il dito contro l'ipocrisia dei governi dei paesi sviluppati e delle organizzazioni economiche internazionali: "Per anni ci hanno imposto il loro modello, dicendoci che la strada del libero mercato era l'unica possibile per migliorare le nostre condizioni di vita. Adesso che la loro dottrina è fallita, non si fanno scrupoli a nazionalizzare l'economia, facendo ricadere le perdite sui cittadini innocenti".(da Jurnal du Jeudi-fonteInternazionale)
