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domenica 6 dicembre 2009

No B. Day, l’intervento di José Saramago

Se Cicerone ancora vivesse con voi, non direbbe: “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?” e aggiungerebbe “Fino a quando, Berlusconi, attenterai contro la nostra democrazia?”. Si tratta di questo. Con la sua idea particolare sulla ragione d'essere ed il significato della istituzione democratica, Berlusconi ha trasformato in pochi anni l'Italia nell'ombra grottesca di un Paese ed una grand parte di italiani in una moltitudine di burattini che lo seguono senza rendersi conto di camminare verso l'abisso della dimissione civica definitiva, verso il discredito internazionale, fino al ridicolo assoluto.
Con la sua storia, la sua cultura, con la sua innegabile grandezza, l'Italia non merita il destino che Berlusconi ha tracciato con cinica freddezza e senza la minima traccia di decenza politica, senza il più elementare senso di vergogna di se stesso. Mi piace pensare che la gigantesca manifestazione di oggi contro la “cosa” Berlusconi, dove verranno lette queste parole, si trasformerà nel primo passo verso la libertà e la rigenerazione dell'Italia. Per fare questo non sono necessarie armi, bastano i voti. In voi ripongo la mia fiducia. di José Saramago(daMicromega.it)

domenica 29 novembre 2009

Il colore viola...

Tra una settimana la città di Roma si riempirà di persone, molti di loro saranno giovani, ventenni o poco più, cresciuti senza il muro di Berlino, con una infanzia opulenta di merendine dolci e un'adolescenza prodiga di illusioni. Affacciatisi all'età della ragione assaporano immediatamente il sapore acre del precariato e l'amarezza dei riflettori altrove orientati.

Due decenni fatti di pseudolibertà, di pensiero unico, di mondi di cartapesta nei quali il merito e il futuro si conquistano mostrando le chiappe o tirando calci ad una palla.

Milioni a bizzeffe per i giovani dell'occidente, tutti belli colorati e sorridenti, pronti a corteggiare e a farsi corteggiare in salotti televisivi o in case piene di telecamere.

Il trionfo dell'apparenza e dell'ostentazione, la rivincita del mediocre che viene vestito a festa, l'apoteosi della semplificazione.

La subcultura dominante viene alla luce, non si vergogna più della sua pochezza e assurge a coscienza collettiva. Personaggi da circo Barnum (con tutto il rispetto per il circo) affollano la piazza elettronica che decide dell'esistenza o meno degli esseri umani.

Vent'anni in cui tutti scrivono libri, financo Emilio Fede. Case editrici in cerca di contributi commissionano testi a puttane, mafiosi, lacchè, ricattatori e grassatori d'ogni risma, ognuno ha una memoria da pubblicare, e più è pruriginosa e meglio é, non importa se sia vera o falsa, la patente di veridicità la fornisce il monitor parlante, conduttori bavosi ansiosi di servire i potenti.

Anni terribili, anni di innumerevoli annunciazioni dell'apocalisse, dal 1991 anno palindromo nel quale tutti i pianeti erano nella costellazione dei Pesci al prossimo 2012, segno della fine secondo il calendario Maya.

Così sono cresciuti questi ventenni. Senza i miti della rivoluzione, senza i luoghi della formazione. In una scuola disperata e disperante, per vent'anni fatta oggetto di staffilate e continui elettroshock, destinataria di responsabilità crescenti e risorse inversamente proporzionali, nel mirino di una classe politica che, giustamente, la odia. Per nemesi. Scegli un politico a caso e fallo parlare della scuola. La prima parola che gli verrà in mente è: lassismo. E ha ragione. Vi parla di lui e dei suoi colleghi, in una scuola appena seria nessuno chi avrebbe dato un diploma Gasparri? E anche nella vituperata e sgarrupata scuola italiana, il figlio del Ministro Bossi ha dovuto penare per anni prima di riuscire a diplomarsi coniugando il proprio nome e cognome. E adesso che è tra quelli che comandano a dodici mila euro al mese non credete che abbia diritto a vendicarsi su quei maledetti professori che pretendevano che sapesse leggere?( di Pino De Luca)Leggi tutto