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martedì 13 dicembre 2011

Pensiero profondo...Il segreto delle Grandi Storie

"Il segreto delle Grandi Storie è che esse non hanno segreti. Le Grandi Storie sono quelle che abbiamo già sentito e che vogliamo sentire di nuovo. Quelle in cui possiamo entrare da una parte qualunque e starci comodi. Non ci ingannano con trasalimenti e finali a sorpresa. Non ci sorprendono con l’imprevisto. Ci sono familiari come le …case in cui abitiamo. Come l’odore della pelle del nostro amante. Sappiamo in anticipo come vanno a finire, eppure le seguiamo come se non lo sapessimo. Allo stesso modo in cui sappiamo che un giorno dovremo morire, ma viviamo come se non lo sapessimo. Nelle Grandi Storie sappiamo chi sopravvive, chi muore, chi trova l’amore e chi no. E ciò nonostante vogliamo sentirle un’altra volta.
In questo consiste il loro mistero e la loro magia.”

(da”Il Dio delle Piccole Cose” di Arundhati Roy)



domenica 10 ottobre 2010

Citazionando....


"I poveri di spirito dicono che dovrei avere un trono d'oro con intarsi di madreperla e gambe di avorio,e mi chiedono perchè abbia scelto invece il semplice legno di cedro deodara.Si dice che questo legno abbia mille anni e abbia visto nascere e morire le città. Il legno sussurra storie di guerrieri,grandi maestri e principi,basta chiederglielo.Forte e compatto è il cedro deodara,ma ricordate che un solo fiammifero può distruggerlo,così come una vita fatta di mille avvenimenti e milioni di ricordi può essere spenta in un secondo."(da "Il quaderno azzurro",James A.Levin pag.22-23 Piemme)


mercoledì 1 aprile 2009

I silenzi del G20 di Paul Kennedy

Con gli occhi del mondo puntati sul vertice dei leader mondiali del G20 a Londra, può sembrare strano evocare Karl Marx. Sarebbe difficile spiegare al padre intellettuale del comunismo che il capitalismo globale è ancora vivo a un secolo e mezzo dai suoi scritti più celebri. E che i governi dei principali paesi del mondo, anche se sconvolti da qualche investimento stupido e da un po' di follie bancarie, si incontrano per rimettere insieme i cocci dei mercati finanziari internazionali.
Marx sottovalutò la capacità del capitalismo di reinventarsi in continuazione e di dimostrare – c
on tutti i suoi difetti e con qualche prudente modifica ai princìpi del libero mercato puro – di essere migliore degli altri "ismi". E non previde gli eccessi che sarebbero stati commessi nel tentativo di costruire la dittatura del proletariato.
Ma nonostante il fallimento delle previsioni di Marx, una parte significativa della sua analisi economica merita di essere recuperata. In particolare, penso alla sua comprensione del fatto che mentre i cambiamenti tettonici a lungo termine delle "forze di produzione" si svolgono a un ritmo diverso da quello delle frenetiche attività dei governi e dei leader che occupano la "sovrastruttura", il loro impatto storico è migliore delle dichiarazioni di qualsiasi gruppo di capi di stato.La storia è disseminata di accordi solenni – il Trattato di Versailles del 1919 è forse il più noto – che non sono riusciti a cogliere il movimento delle placche tettoniche sotto di loro. Eppure, al tempo di questi vertici, i mezzi d'informazione parlavano della sensazionale riunione di tanti leader importanti, della loro retorica su come salvare il mondo e dei loro appelli a lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi del genere umano. Perché il pubblico – e le borse – non avrebbero dovuto credere che i terribili problemi internazionali stavano finalmente per essere risolti?LEGGI TUTTO