domenica 1 dicembre 2013

Pensiero Poetico...Dicembre

Qua e là per la campagna irti si drizzano
al cielo i rami delle piante esauste.
Piove; incombe sull’ampia solitudine
desolata, il silenzio.


Sulla deserta immensità dell’anima
talor mute così piovon le lagrime;
umane braccia così al ciel protendonsi
talora, emunte e supplici.

(Vittoria  Aganoor  Pompilj)

mercoledì 25 settembre 2013

Pensiero poetico...Acqua

L’acqua non si oppone ad alcun recipiente e prende la forma del recipiente.
Sembra che l’acqua sia obbediente, flessibile, e non si faccia valere.
Comunque l’acqua può rompere le rocce con le sue gocce centrate e insistenti.
Così la gente dovrebbe avere flessibilità in ogni situazione, come nel pensiero e nel rapporto umano, ed avere concentrazione e tenacia nel fare qualcosa di importante.
(poesia Waka dell’Imperatore Meiji,trad. B. Tornar )


giovedì 15 agosto 2013

BUON FERRAGOSTO

 L'augurio è che almeno per un giorno si possano
accantonare i problemi quotidiani e trascorrere
un ferragosto sereno
-papaveorosso-

domenica 11 agosto 2013

lunedì 5 agosto 2013


 "Lei se ne stava lì,guardava il luccichio delle pagliuzze sollevate nella polvere che brillavano nella luce del tramonto,pensò che doveva continuare a pensare di non pensare a niente..."
-A.Tabucchi,"Il tempo invecchia in fretta"pag 25 Feltrinelli-


martedì 30 luglio 2013

Pensiero poetico:Solitudine

I
Da questo greppo solitario io miro
passare un nero stormo, un aureo sciame;
mentre sul capo al soffio di un sospiro
ronzano i fili tremuli di rame.
È sul mio capo un'eco di pensiero
lunga, né so se gioia o se martoro;
e passa l'ombra dello stormo nero,
e passa l'ombra dello sciame d'oro.
II
Sono città che parlano tra loro,
città nell'aria cerula lontane;
tumultuanti d'un vocìo sonoro,
di rote ferree e querule campane.
Là, genti vanno irrequïete e stanche,
cui falla il tempo, cui l'amore avanza
per lungi, e l'odio. Qui, quell'eco ed anche
quel polverio di ditteri, che danza.
III
Parlano dall'azzurra lontananza
nei giorni afosi, nelle vitree sere;
e sono mute grida di speranza
e di dolore, e gemiti e preghiere. . .
Qui quel ronzìo. Le cavallette sole
stridono in mezzo alla gramigna gialla;
i moscerini danzano nel sole;
trema uno stelo sotto una farfalla.
(G.Pascoli)

domenica 23 giugno 2013

Pensiero Goloso:La frisa ambasciatrice di bontà

Da qualche giorno a questa parte il genio creativo di Pierpaolo Lala e il coraggio editoriale di Cosimo Lupo ci annunciano “Una frisella sul mare.”
Innumerevoli ristoranti nel Brunch da spiaggia propongono la frisa come alternativa saporita e salutare al “panino nel cellophane”, al frittomisto surgelato o ad altra forma di acquisizione di glucidi, lipidi e proteine per chi si gode il mare del Salento.
La frisa (ab origine fresa) o frisella (fresella) non è un alimento, è una parte fondamentale della letteratura del Sud. Pane bis-cotto a lunghissima conservazione che, grazie ad una spruzzata d'acqua e a pomodoro, olio, sale (peperoncino, basilico, origano, cocomero, olive, capperi, ecc...) riprende vita. La frisa è come la pizza, una base comune e decine di declinazioni diverse.
La frisa varia, per costituzione e forma. Di orzo, di grano, di “grosso”, con il buco e senza il buco, di “sopra” e di “sotto”, per chi tiene “lu cazzu buenu” e chi ha ormai una ridotta dotazione odontoiatrica.
Non è mia intenzione ripercorrere la dotta trattazione di Armando Polito (Terra D'Otranto, ottobre 2012), ad essa rimando per ogni approfondimento filologico, ma due cose son da tenere in mente.
La frisa senza buco è frisa di terra, di famiglia dalle dispense povere, di pasta densa e pesante, assorbe grandi quantità di acqua, da masticare lentamente e saziante. La frisa con il buco è frisa da “caminanti”, magari infilata in un cordone e appesa ad un chiodo, sulla barca, sul carro o ad una colonna di una osteria di campagna, da comprare e portarsi via per il viaggio.
La frisa è ingrediente insostituibile per alcuni piatti atavici: i “muersi” e la caponata.
La caponata dalle mille interpretazioni. Fondamentale nella storia dell'uomo, cucina di miscuglio (e di resti) tipica delle “cauponae”. Le osterie di campagna, mitici luoghi sulle consolari tra la “tabula” dei cavalieri e la “popina” degli habitué.
Nelle couponae si pernottava, si beveva e si mangiava e a servire erano le “ministre” che, in quanto mescitrici, potevano accoppiarsi liberamente. Mai con la “domina cauponae”, donna di serissimi costumi resa adultera dal sol mescere il vino.
Nella cauponea regnava la “caponata”. Con la frisa di “sotto”, quella di sopra, più fragrante e pregiata, sarebbe uno spreco “frenderla”.
Per quella di sopra il foro va serbato: cuore salentino o qualcosa di più prosaico, dipende dalle “ministre”.
Nessuno sia esoso quando serve una frisa, in essa c'è la sacralità dell'ospite per la quale questa terra è famosa ed apprezzata nel mondo.(di Pino De Luca)

lunedì 20 maggio 2013

Notizie: Infanzia: Save the Children, Italia agli ultimi posti in Europa



In occasione del lancio della campagna Allarme Infanzia , con guerrilla e stunt in 16 città italiane, un gruppo di testimonial e un pacchetto di proposte al Governo, diffuso dossier “L’Isola che non sarà” e una nuova ricerca su “Le paure per il futuro dei ragazzi e genitori italiani” (1) che attesta che il 25% degli adolescenti italiani pensa che il proprio futuro sarà più difficile rispetto a quello dei propri genitori e 1 ragazzo su 4 (il 23%) pensa o spera di andare all’estero per assicurarsi un’opportunità; l’80% dichiara di aver fatto delle rinunce causa crisi. Aumentano le disuguaglianze per l’accesso all’università: il 30% dei genitori non ce la fa a pagare la retta dei figli. Per il 41% di madri e padri gli aiuti economici diretti alle famiglia dovrebbero essere la più urgente misura anti-crisi del governo.
E’ un vero e proprio furto di futuro quello in corso ai danni dei bambini, adolescenti e giovani che vivono in Italia. La povertà, nelle sue varie forme – sociale, economica, d’istruzione, di lavoro – li sta colpendo come non mai derubandoli di prospettive ed opportunità. E con il futuro di chi è giovane oggi, si sta disintegrando il futuro dell’Italia tutta. Occorre dare l’allarme.
Il furto di futuro ai danni dei minori italiani
Quattro le principali e più pesanti “ruberie” commesse a spese del nostro ben poco considerato “giovane capitale umano”: il taglio dei fondi per minori e famiglia – con l’Italia al 18esimo posto nell’ Europa dei 27 per spesa per l’infanzia e famiglia, pari all’1,1% del Pil; la mancanza di risorse indispensabili per una vita dignitosa – dunque “furto” di cibo, vestiti, vacanze, sport, libri, mensa e rette scolastiche e universitarie: quasi il 29% di bambini sotto i 6 anni, pari a 950.000 circa - vive ai limiti della povertà tanto che il nostro paese è al 21esimo posto in Europa per rischio povertà ed esclusione sociale fra i minori 0-6 anni, e il 23,7% vive in stato di deprivazione materiale; il furto d’istruzione: Italia 22esima per giovani con basso livello d’istruzione – il 28,7% tra i 25 e i 34 anni (1 su 4), per dispersione scolastica, pari al 18,2% di under 25; (1 su 5); Italia all’ultimo posto per tasso di laureati, il 20% dei giovani fra 30 e 34 anni, pari a 760.000; furto di lavoro: i giovani disoccupati sono il 38, 4% degli under 25, il quarto peggior risultato a livello europeo mentre i NEET (giovani che non lavorano e non sono in formazione) sono 3 milioni e 200.000 e posizionano il nostro paese al 25esimo posto su 27.
E’ il drammatico scenario che emerge dal nuovo dossier di Save the Children “L’isola che non sarà” diffuso oggi insieme alla indagine “Le paure per il futuro dei ragazzi e genitori italiani”1 e realizzata per l’Organizzazione da Ipsos, in occasione del lancio della campagna Allarme infanzia, a sostegno dell’infanzia a rischio in Italia. Attraverso di essa, dal 20 maggio al 5 giugno l’Organizzazione denuncerà il gravissimo deficit di futuro delle giovani generazioni e chiederà una massiccia mobilitazione dell’opinione pubblica affinché le istituzioni mettano in campo interventi urgenti e strutturali in favore di minori e giovani, sempre più minacciati nel diritto ad una vita dignitosa. La campagna è curata nella creatività da Grey e si sviluppa intorno al concetto di “furto di futuro” a cui danno corpo dei ritratti di bambini che denunciano il furto attraverso alcune frasi (“Mi hanno rubato la terza media”, “Mi hanno rubato la mensa a scuola”). Questi ritratti si sono visti oggi su migliaia di macchine e sui muri di Roma e Milano, o mostrate dai volontari di Save the Children in altre 14 città italiane: una guerrilla metropolitana per descrivere la gravità della condizione di bambini e giovani e suscitare una reazione fattiva, invitando tutti a moltiplicare l’allarme denunciando il furto di futuro con una proprio messaggio sul sito www.allarmeinfanzia.it. Si può inoltre seguire la campagna su #allarmeinfanzia.
 “Per quantificare il furto di futuro che si sta commettendo ai danni delle giovani generazioni, Save the Children ha utilizzato 12 indicatori Eurostat che permettono di comparare le chance dei bambini italiani con quelle dei loro coetanei europei (2). Il risultato, riassunto in 5 mappe e classifiche dei 27 paesi dell’Ue, compresa l’Italia, è deprimente”, spiega Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Considerando i diversi indicatori, il nostro paese si posiziona per 7 volte oltre il ventesimo posto in classifica. Un posizionamento molto negativo che Save the Children ha tradotto in una mappa sintetica in cui l’Italia appare di dimensioni molto ridotte rispetto alle attuali, a indicare la perdita di futuro per i bambini e adolescenti, rispetto ai quali stanno peggio solo i minori di Bulgaria e Grecia”.
 La parola ai ragazzi e genitori: paure per il futuro
Le evidenze del dossier sembrano trovare rispondenza anche nella ricerca “Le paure per il futuro dei ragazzi e genitori italiani” , attraverso la quale l’organizzazione ha voluto interpellare direttamente i ragazzi e i loro genitori per capire il loro punto di vista sulla situazione attuale, sull’impatto della crisi economica, su quello che si aspettano dal domani.
In altalena fra la paura per il futuro, irto di molte più difficoltà rispetto a quelle incontrate dai genitori (per il 17% degli adolescenti) , al punto da temere di non farcela (6%) – e un certo ottimismo proprio dell’età, che fa pensare loro che la riuscita nella vita dipenda da loro stessi (37%). In mezzo i “consapevoli” ma animati da giovanile energia, cioè coloro che temono di incontrare varie difficoltà ma che troveranno il modo di cavarsela”(13%). Tra i genitori più diffuso il pessimismo: ben il 31% ha paura che i propri figli incontreranno molte difficoltà in più rispetto alle proprie (il 4% ha addirittura molta paura che non ce la faranno. E solo il 16% degli adulti pensa che i propri figli riusciranno a realizzare i propri sogni e ad avere una vita migliore della propria.
 Un futuro anche lontano e altrove geograficamente: il lavoro dei sogni - lo dichiara 1 ragazzo su 4 - potrebbe richiedere il trasferimento all’estero, visto come opportunità (“spero di riuscire a trasferirmi all’estero” dice il 12%) o come ripiego (“temo che dovrò andare all’estero” dichiara il 12%). Ma il lavoro dei sogni potrebbe anche restare un sogno: “con la situazione che c’è dovrò considerarmi fortunato se avrò un lavoro”, dice il 27% delle ragazze e ragazzi italiani (28% dei genitori).
 Due terzi dei genitori dichiarano di avere in qualche misura dovuto fare i conti con la crisi (66%). La percentuale sale tra i ragazzi, probabilmente perché la congiuntura economica negativa si traduce per loro in molte rinunce, piccole e grandi, che ne amplificano l’impatto. 8 adolescenti su 10 hanno infatti dichiarano di aver dovuto tagliare qualcosa: per il 69% si tratta delle spese per il tempo libero - cinema, discoteca, pizza con gli amici – (secondo i genitori ben l’86%), per il 68% è l’acquisto di vestiti, scarpe e accessori (75% per i genitori). Ma la crisi limita anche importanti opportunità educative e di crescita: per il 35% l’iscrizione ad attività sportive e ricreative (45% dei genitori), seguito dalla partecipazione alle gite scolastiche (22%, dato speculare anche per i genitori) e dall’acquisto di libri il 12% (23% per i genitori).
 E povertà economica, spesso significa anche povertà d’istruzione: uno smacco per tanti genitori, eco di un passato che sembrava alle spalle, è l’ammissione – per il 31% di madri e padri - di non poter pagare l’università ai propri figli, i quali dovranno trovarsi un lavoro per contribuire alle spese (secondo il 22% dei genitori intervistati), oppure bisognerà fare un prestito (9%). Rispetto alla chiusura degli studi con il ciclo secondario superiore, i genitori sembrano più ottimisti dei figli (solo il 18%, contro il 28% degli studenti), ma esistono percentuali residuali sia nei genitori che nei ragazzi che pensano che il ciclo di studi si concluderà con la scuola dell’obbligo..LEGGI TUTTO





sabato 13 aprile 2013

Citazionando...Amicizia

(F.Batet)
“Una volta che si sono legati insieme, gli individui diventano qualcosa di diverso.
Le relazioni ci cambiano, ci rivelano, evocano di più da noi.
Solo quando ci uniamo con gli altri le nostre doti diventano visibili, persino a noi stessi.”
(M. Wheatley)

giovedì 21 marzo 2013

Giornata internazionale della poesia


La crisi della poesia d’amore


Avendo paura

di essere definiti fuori moda
i giovani non scrivono più
poesie d’amore.

Noi vecchi

dovremo
scriverle
per loro.

Non sarà la prima volta

che il ruolo di Cristiano
viene affidato a Cirano.
-Izet Sarajlić-

domenica 10 marzo 2013

mercoledì 27 febbraio 2013

Pensiero goloso:Chartreuse ... per farsi del bene


Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia.” Lo diceva Ottone di Bismark, mi limito a riportarla senza prender posizione, consapevole che per smentirsi c’è sempre un’ottima ragione.
Ad es. Enrico III, ugonotto convinto, dichiarando che “Parigi val bene una messa” diventò, in un colpo solo, Enrico IV, cattolico e Re di Francia. Anche per nostra fortuna. Infatti sposando in seconde nozze Maria De’ Medici, le permise di far edificare le Jardin de Louxembourg.
E qui, durante i lavori, il maresciallo Francesco Annibale d'Estrées sembra abbia trovato un prezioso manoscritto che fece consegnare ai monaci certosini diVauvert.
Lunghi anni di studio per decifrare il manoscritto finché Fra’ Girolamo Maubec, farmacista de La Grande Chartreuse non riuscì a realizzare quanto riportato sulla pergamena: un elisir straordinario
Era il 1737, la grande Certosa di Grenoble inizia la produzione e la distribuzione che rimane limitata a Grenoble e Chambery: “Elisir vegetale della Grande-Chartreuse” (esiste ancora).grenoble
Nel 1764 nacque invece la “Charteuse vert” e nel 1838 la “Chartreuse jaune”. La ricetta è sempre rimasta in mano ai certosini, l’unico “borghese” che l’abbia conosciuta si chiamava Monsieur Liotard, farmacista di Grenoble che, quando Napoleone pretese che tutti i “rimedi segreti” fossero mandati al Ministero degli Interni, eseguì pedissequamente gli ordini inviando la ricetta che, però, qualche funzionario poco accorto, la rispedì al mittente con il timbro “REFUSÉ”.
E il buon Liotard la rispedì ai certosini che ripresero la produzione. Nel 1935 la certosa franò e la produzione dovette spostarsi a Voiron dove vi è la più grande cantina del mondo (164 metri di lunghezza). Attualmente solo due monaci conoscono la ricetta e ogni venti anni un prescelto si affianca a loro per tramandare il segreto.
Di Chartreuse ne esistono diverse declinazioni: la Verde, più comune, ottenuta da 130 erbe alpine, ha un sapore intenso e floreale con note di erbe di chiodi di garofano, agrumi, timo, rosmarino e cannella. La Chartreuse Verde ha 51° alcool.
La Gialla, fatta dal medesimo numero di erbe con proporzioni ed infusione diverse che donano un sapore di agrumi, viola e miele, con note di anice, liquirizia e zafferano. La Chartreuse gialla ha 40° alcool
Esistono anche la Verde e Gialla in VEP (Vieillissement Exceptionnellement Prolongé almeno 12 anni) rispettivamente di 54°e 42°.
Domenica prossima, nella nostra cena settecentesca, sarà mio piacere stappare una bottiglia di Chartreuse Jaune 1605 che ho ricevuto in dono e preparare per i presenti più coraggiosi un piccolo cocktail dopocena che funga da poderoso digestivo. In Italia solo liquori a 40°, molta della nostra legislazione si impiccia del privato.
Nessun sovrapprezzo, un piccolo regalo da un minuscolo cultore di minuscole verità. Di piccole storie molto spesso dimenticate e, talvolta, ingiustamente denigrate.
Non faccio il politico e non prometto di allungare la vita ad alcuno, ma son certo d’essere capace di renderla più piacevole a molti, almeno per qualche momento.
Nutrirsi e votare son certo cose diverse, ma entrambe risultano tanto più piacevoli quanto più sono consapevoli, io voterò sperando che vinca chi sa fare buone leggi per regolare ciò che è pubblico piuttosto che pessime norme che si impicciano del privato.( di Pino De Luca-Pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia del 15 febbraio 2013)

domenica 20 gennaio 2013

Pensiero poetico:Finché posso



Vento, grandine, pioggia tempestosa,
foschia che vela il giorno al suo languire,
d’anima e corpo ogni pena gravosa
finché posso vorrei per te patire.

E se potessi amarti t’amerei
perché in una notte infinita
presto si perderanno i giorni miei
e anche la pena mi sarà proibita.

-Sara Teasdale-
(da “Gli amorosi incanti”,trad S. Raffo )

giovedì 17 gennaio 2013

L'opinone:"Sul voto utile"


Io di politica non mi voglio interessare, lo ho deciso da tempo. Eppure ci ricasco, ci ricasco ogni volta. Ci ricasco ogni volta che sento pontificare dei signori esprimendo delle gigantesche castronerie e facendolo da pulpiti sui quali siedono per ragioni imperscrutabili, o forse fin troppo comprensibili.
Non trovo mai scandaloso che qualcuno abbia delle idee dalle mie divergenti. Il mio amico fraterno, il più fraterno di tutti, scomparso misteriosamente in Turchia molti anni or sono, era di destra. Aveva delle idee alle mie opposte ma le aveva per la miseria. Ne abbiamo fatti di litigi, si scazzottate finanche e picchiavamo duro. Quando eravamo spossati, con gli occhi neri e le labbra tumefatte, il corpo pieno di lividi e le costole incrinate, doloranti e affannati, ce ne andavamo ad un bar a scolarci una cassa di birra, raccontandoci dei nostri sogni e delle nostre passioni …
Mi fa schifo chi invece le idee le prende a prestito secondo il gettone che scivola nella tasca, l’opportunità e il favore di vento per sospingersi su corriere che portano a carriere. Lo so che è un errore e che il mondo di adesso è fatto di taxi sui quali salire e scendere secondo il tragitto, ma io cammino a piedi per la mia strada, spesso solitaria e tante volte polverosa, in salita e con il vento contrario. Mi preferisco così e comunque non è questo il tema.
Il tema è questa singolare idea che alcune persone lanciano come geniale: il “voto utile”. Secondo questi gaglioffi o sprovveduti esiste un voto utile contrassegnato dal fatto dichiarato ineluttabile che il PD e il PDL sono le realtà politiche del Paese e che si debba necessariamente scegliere una delle due parti. Secondo il giornalista (così viene citato) Stefano Folli, del Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, addirittura il concetto di “voto utile” dovrebbe essere la strategia politica del PD per confermare la “genialata” di Veltroni capace di far vincere Berlusconi con la più ampia maggioranza della storia d’Italia e tenere la sinistra “estrema” fuori dal Parlamento.

Il Signor Folli che chiama un pezzo di storia italiana che ha sul groppone la Costituzione Più Bella del Mondo (Benigni) sinistra estrema e non dice una parola sul fatto che dei fascisti e dei secessionisti infettino le istituzioni repubblicane.
Siamo davvero al paradosso. E quando il paradosso esiste con il paradosso si risponde: il “voto utile” è quello che NON si da a PD e PDL che, insieme, sono i responsabili di un ventennio di degrado politico del Paese, di una crisi economica e sociale della quale portano la gran parte di responsabilità, altro che viene da fuori. Può darsi che venga da fuori ma qui ha trovato porte spalancate e salotti d’accoglienza.
Non mi interessa la desistenza né i favoritismi, nel 2008 Veltroni preferì spalancare le porte a Calearo, noto moderato, e Scilipoti. Rispetto per le scelte quando compiute, ma non mi aspettavo né mi aspetto che Bersani faccia delle scelte perché, vox Folli, gli vengono dettate da Confindustria. Preferisco pensare che è il PD a candidare esponenti di Confindustria e della CISL piuttosto che immaginare che Confindustria e CISL candidino Bersani.
Ciò detto la mia speranza è che i responsabili dello sfascio siano mandati a casa, so bene che sarò minoritario ma son felice, sono nato libero e servire non è nel mio orizzonte.( di Pino De Luca)

sabato 12 gennaio 2013

Pensiero goloso:Sant'Antonio e lo strutto


Per molti secoli le popolazioni europee, in particolare i poveri, sono state straziate da un male terribile: il Fuoco di Sant’Antonio. Non parlo della versione “moderna”, l’Herpes zoster. Ma della azione devastante, sia nella forma “gangrenosa” che in quella “cronica”, che alcaloidi perniciosi provocavano nelle carni di ignare moltitudini affamate. L’infezione della Claviceps Purpurea alle piante di segale, la resistenza delle sue tossine alle alte temperature, provocava delle epidemie che, in realtà, erano terribili forme di avvelenamento collettivo. Come rispondere se non rivolgendosi a colui che combatté le fiamme dell’inferno? Sant’Antonio Abate e ai suoi santuari! E, molto spesso, Sant’Antonio faceva il miracolo.
I sintomi dell’ergotismo, specialmente nella forma gangrenosa, sono devastanti. La forma più visibile e dolorosa: lesioni cutanee orribili, l’unico modo per lenire la sofferenza: lo strutto.
Esso era nella disponibilità dei monaci antoniani che, per sostenersi, furono autorizzati ad allevare maiali. I maiali marchiati di tau, castrati e con una campanella al collo, si nutrivano di “pubblica carità” circolando liberamente per le strade dei villaggi e delle città.
Il viaggio e la permanenza nelle aree circostanti il culto allontanavano dai luoghi nei quali c’era il focolaio dell’infezione, cambiava l’alimentazione (fave e carne di maiale), riduzione dell’avvelenamento e indubbi vantaggi in salute.
Compreso, qualche secolo dopo, che l’origine del male è la Segale Cornuta, il mito del santo guaritore scemò e i maiali, da bestia sacra, ridiventarono un problema.
Sant’Antonio però è un Santo pieno di sorprese, rimane la simbologia e tutta intera l’iconografia e la sua storia straordinaria della quale i simboli primari son la tau, il fuoco e il maiale.
Storia che si rinnova in alcuni luoghi portandosi appresso un carico di intarsi, tra il cristiano e il pagano, antropologicamente interessantissimi.
Ma qui si racconta di cibi e Sant’Antonio Abbate ne ha ben donde: Purea di fave, carne di maiale e “pane non impastato”. Lo spazio è poco e le cose da dire sarebbero molte, ma non si può lasciar sottotraccia l’unguento miracoloso, ormai inutile come farmaco ma portentoso in cucina. Farsi da sé lo strutto è semplice e i risultati sono eccellenti.
Il maiale ha due tipi di grasso: il lardo e la sugna, il primo è dorsale ed è strettamente legato alla cotica; il secondo è addominale e senza pelle. Lo strutto si fa fondendo la sugna, tagliandola a piccoli pezzi di un cm e ponendola in una pentola spessa con cinque sei foglie di alloro.
Una sorgente di calore a bassa intensità ed ampia diffusione (fornello piccolo dotato di largo spargi fiamma), la sugna deve sciogliersi senza cuocere, la temperatura deve essere al massimo 70 °C. Lentissimo riscaldamento, diciamo 4-5 ore e si ottiene un liquido trasparente che, attraverso un colino, si versa in un vasetto. Raffreddandosi diventa cremoso e candido.
Nel colino resteranno i ciccioli, non vanno buttati, servono per il tortano …
La sera del 16 gennaio, per sapere cos’è Sant’Antonio Abate nel comun sentire, fare un salto a Novoli!!!(di Pino De luca)