venerdì 31 dicembre 2010

Buon anno e ..."mintiti senzu"

E anche questo San Silvestro sta per spegnersi, il suo tramonto segna l'acquisto di un calendario nuovo e, dopo ampie e conviviali libagioni, lo scambio di auguri tra amici e parenti vicini e lontani per un principio nuovo e speranzoso di fortuna e di serenità.
I ricordi e le promesse si sprecano in queste ore, i ricordi sono tanti e, singolarmente, purgati dalle promesse del medesimo periodo dell'anno precedente. Ognuno, a modo suo, ha mentito. A sé stesso prima che agli altri e poi, cattolicamente, si è perdonato con grande misericordia. Fa parte del nostro bagaglio culturale tener conto del pelo altrui piuttosto che del proprio palo, e possiamo poco o nulla nell'inane battaglia contro il mister Hide che ci alloggia dentro.
Però meglio ritrovarsi a perdonarsi e ripromettersi piuttosto che legger solo bene di ciò che siamo stati. Troppo breve è la vita per sprecarla infliggendosi continui colpi di cilicio.
E allora via con le promesse nuove, anzi esageriamoci, più grandi e colorate di prima, anche più guascone. Che ne so: “l'anno prossimo compro una casa a Monte Carlo o a Saint Lucia, oppure a Roma, vista Colosseo. Il 2011 è l'anno della svolta, in tre giorni ripulisco quel pezzo di giardino dalla immondizia che rischia di tracimare nella casa del vicino. Prometto che aggiusto la pompa sommersa che s'incanta e che, ogni volta che piove, mi fa allagare il garage seminterrato.”
E da buoni italiani già pensiamo a chi attribuire la responsabilità per non aver potuto ottemperare all'impegno nonostante gli sforzi. E, contemporaneamente, ci autocelebriamo per aver dato ragioni non banali alle conversazioni delle prossime vacanze natalizie, quasi piccati perché nessuno ci ringrazia.
Ormai appesantito dagli anni quasi come dai chili, non trovo più interessante farmi delle promesse. Oroscopi ed aruspici, chiromanti ed indovini li trovo molto divertenti nella loro goffa e redditizia aura di severità dalla quale sentenziano sensazionali idiozie. Trovo divertente che la quasi totalità della popolazione sia preda delle affabulazioni di personaggi al limite del guaio che ciarlano di trigoni e quadrati, di sestili e case come vecchi Caldei e novelli veggenti.
Trovo interessante, ad esempio, cercare le ragioni per le quali menti umane di QI di media dimensione siano capaci di appassionarsi anche morbosamente alla tragica fine di una fanciulla di quindici anni e se ne strafottano di un ragazzo di diciotto anni terminato a colpi di lupara semplicemente perché si trovava al momento sbagliato nel posto sbagliato. Eppure i due fatti accadono a meno di mezz'ora di auto uno dall'altro e, temporalmente, a meno di tre mesi di distanza.
Fa paio, quanto sopra, con la convinzione generalizzata che ciascuno sa far tutto e meglio quando l'evidenza di ogni giorno è che ogni cosa viene fatta male o semplicemente rimandata.
Non è tutto sbagliato e tutto da rifare, per carità, l'ottimismo della volontà è il motore della vita ma non possiamo fare un piccolo sforzo collettivo?
Va bene con le promesse, le speranze esagerate e le autoassoluzioni, la sfiga e l'opposizione di Marte, i ciclo dei Maya e le eruzioni vulcaniche impreviste, ma non possiamo, tutti insieme, implorare il motore immobile, pregare il sempiterno qualunque nome possieda, far sacrifici alle forze della natura, scomodare finanche Masau'hu, la trinità Arta Kama e Sashtra, Visnù, Kalì, e le anime dei morti perché il 2011 sia un po' più prodigo di buon senso per tutti?
Il caro, vecchio, mitico buon senso che fa mettere le cose un po' al loro posto, magari senza grandi effetti speciali, senza illusioni ottiche e senza spacconate da venditori di miracoli. Forse un po' noioso nella sua semplicità ma capace di restituire dimensione umana a quello che ci accade intorno.
Il vecchio buon senso che restituisca ai pastori sardi la possibilità di vivere decentemente del loro lavoro e a noi di gustare “su casu” fatto come si deve. Il vecchio buon senso che faccia produrre, olio, pane e vino secondo le norme igieniche stabilite dai cervelloni ma anche secondo le norme determinate da una storia millenaria.
Il buon senso che ci fa diffidare da chi sbraita le sue ottime ragioni spiegando che per secoli abbiamo sbagliato ogni cosa, il caro buon senso che ci fa fare la domanda giusta: se l'umanità avesse davvero sbagliato tutto per millenni come si spiega che è sopravvissuta?
Il buon senso che ci permette di mandare a spasso chi promette di moltiplicare pani e pesci senza avere l'umiltà di essere il più inutile dei servi.
Io questo chiedo al 2011, buon senso per tutti e per me, un desiderio proprio privato: un vino nuovo, salentino naturale e incapace di viaggiare. Inesportabile.
Un rosato secco e appena mosso, che nel colore ha catturato la luce del sole che si tuffa nello Jonio prima di sera in un giorno d'estate, che al naso faccia sentire l'odore di rosa canina e le note di agrumi. Di gusto fresco e sapido come la spuma delle onde dell'Adriatico che sbattono sulle scogliere di Novaglie spinte dalla tramontana.
Un vino brillante capace di accompagnarsi con una forma di primo sale e delle fave fresche.
Me lo immagino, da consumare all'ombra di una pergola, di pomeriggio, al tepore del sole di maggio. Un vino giovane e gaglioffo che impalmi una sposa speciale: la polpa dei ricci di mare consumati in piedi vicino ad una bancarella nel mercato di Gallipoli una mattina d'estate.
Questo io chiedo nel 2011, amici che amate la terra e che operate le vostre arti in cantina.
Il Mini Fut è quello che ci aiuta a passare sopra le quotidiane idiozie, per il 2011 io chiedo un vino che si chiama “Senzu”, serve per ravvivare la speranza nel futuro.
Son certo che qui, in questa terra può nascere il “Senzu”, potete farlo nascere e quando qualcuno ci dirà “Minti senzu” non sarà solo un invito a riflettere, ma anche a condividere un bicchiere.
Buon 2011 a tutti, un anno nuovo nella consapevolezza che i sogni del giorno di festa li dimenticheremo presto, conserviamo però la speranza che loro possano ricordarsi di noi.(di Pino de Luca)


martedì 21 dicembre 2010

Buon Natale


Ai pochissimi,occasionali lettori di questo blog i miei auguri di Buon Natale...


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domenica 12 dicembre 2010

Curiosità:Rigatoni o zite? Qui la forma è sostanza

Centinaia di formati di pasta, migliaia se scendiamo nelle straordinarie madie di piccoli pastifici locali. Ogni formato con un suo nome e una sua storia. Impossibile stabilire il padre di un formato, figuriamoci il padrino.
Però una classificazione etimologica possiamo approcciarla.
Il termine più antico è lasagna, derivazione diretta di “lagana”, ovvero striscia.
Subito appresso abbiamo i vermicelli, la tryah, così chiamati per la loro forma lunga e, poiché fatti manualmente, anche ritorta.
Simili allo spago, più lunghi e sottili perché derivati dai primi profilati, gli spaghetti.
Gli ziti erano il piatto della “promessa di matrimonio” perché festeggiavano un fidanzamento (per appunto gli ziti) e come augurio di prolificità al matrimonio: gli zitoni
Paccheri e schiaffoni sono onomatopeici, è il rumore di quando cadono nel sugo.
Rigatoni e millerighe, cugini magri dei paccheri per il bordo tanto zigrinato da raccogliere il massimo del condimento.
Poi i nomi da similitudine con oggetti d'uso comune: ruote, anelli, crocette, anellini, fettucce.
Da similitudine con parti del corpo: lingue e linguine, capellini, orecchiette, gomiti, tortellini (ombelico), occhi e ricci.
Da similitudini della natura: lumache, farfalle e farfalline e farfalloni, conchiglie, telline, occhi di lupo, occhi di elefante, semi di mela, semi di melone, acini di pepe, lenti, sedani e sedanini, rosmarino.
Ed eccoci alle similitudini con l'abbigliamento: trenette (piccole trine), bavette, maniche e mezze maniche, creste, stivaletti, fiocchi, pennacchi, guanti e fibbie.
Poi forme geometriche: quadrucci, tubetti e tubettini e tubettoni, cannoli, cannelloni e canneroni.
Eventi storico-geografici: tripolini e assabesi legati al colonialismo italiano in Africa. Mafalde, mafaldine, margherite dai nomi di regine dell'italico regno.
Dalla fede paternostri e avemaria (la cui cottura dura il tempo della preghiera …)
I fedelini invece non c'entrano nulla con la fede, ma poiché assorbono molta acqua il loro nome deriva dall'arabo “fad” che significa crescere.
E poi le forme: fusilli, tortiglioni, eliche; la manifattura con la lama: maltagliati, tagliolini e tagliatelle.
Di penne e pennette lisce o rigate è facile intuire l'origine.
Avanzano gnocchi e bucatini sui quali incidono la forma nel primo caso e la modalità di consumo nel secondo.
Non stiamo qui a spiegare altro che, come è facile intuire dalla varietà dei nomi, la pasta è anche straordinaria creatività.( di Pino de Luca)

domenica 14 novembre 2010

Sentimenti: Volere bene

"Ti voglio bene" è un'espressione molto abusata.si scrive sempre e a chiunque.In realtà volere bene,amare è una cosa molto seria, talvolta è anche doloroso.
Sono molte le volte che non si dice e non si scrive,ma si vuole bene nei fatti,in silenzio,dietro le quinte,in punta di piedi, tanto che non se ne accorgono,talvolta per distrazione, nel peggiore dei casi perchè non ce ne vogliono.Volere bene è saper donare con il cuore,considerare il cuore non solo un muscolo,ma la scrigno del più bello dei sentimenti: l'Amore, in tutte le sue accezioni.

lunedì 8 novembre 2010

Citazionando...

"Se uno di noi, uno qualsiasi di noi essere umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame, è cosa che ci riguarda tutti. Ci deve riguardare tutti, perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi."
-G.Strada-


domenica 31 ottobre 2010

Il bunga bunga che segna la fine di un regno di Eugenio Scalfari

Le recenti cronache dell'Italia berlusconiana che raccontano l'ennesimo scandalo ormai generalmente etichettato "bunga bunga" mi hanno lasciato al tempo stesso indifferente e stupefatto.
L'indifferenza deriva dal fatto che conosco da trent'anni Silvio Berlusconi e sono da tempo arrivato alla conclusione che il nostro presidente del Consiglio rappresenta per molti aspetti il prototipo dei vizi italiani, latenti nel carattere nazionale insieme alle virtù che certamente non mancano. Siamo laboriosi, pazienti, adattabili, ospitali.
Ma anche furbi, vittimisti, millantatori, anarcoidi, insofferenti di regole, commedianti. Egoismo e generosità si fronteggiano e così pure trasformismo e coerenza, disprezzo delle istituzioni e sentimenti di patriottismo.
Berlusconi possiede l'indubbia e perversa capacità di aver evocato gli istinti peggiori del paese. I vizi latenti sono emersi in superficie ed hanno inquinato l'intera società nazionale ricacciando nel fondo la nostra parte migliore.
È stato messo in moto un vero e proprio processo di diseducazione di massa che dura da trent'anni avvalendosi delle moderne tecnologie della comunicazione e deturpando la mentalità delle persone e il funzionamento delle istituzioni.
Lo scandalo "bunga bunga" non è che l'ennesima conferma di questa pedagogia al rovescio. Perciò non ha ai miei occhi nulla di sorprendente.
Da quando avviò la sua attività immobiliare con denari di misteriosa provenienza, a quando con l'appoggio di Craxi costruì il suo impero televisivo ignorando le ripetute sentenze della Corte costituzionale, a quando organizzò il partito-azienda sulle ceneri della Prima Repubblica logorata dalla corruzione diventata sistema di governo.
A sua volta, su quelle ceneri, il berlusconismo è diventato sistema o regime che dir si voglia: un potere che aveva promesso di modernizzare il paese, sburocratizzarlo, far funzionare liberamente il mercato, diminuire equamente il peso fiscale, sbaraccare le confraternite e rifondare lo Stato.
Il programma era ambizioso ma fu attuato in minima parte negli otto anni di governo della destra ai quali di fatto se ne debbono aggiungere i due dell'ultimo governo Prodi durante i quali il peso dell'opposizione sul paese fu preponderante.
Ma non solo il programma rimase di fatto lettera morta, accadde di peggio. Accadde che il programma fu contraddetto. Il sistema-regime è stato tutto fuorché una modernizzazione liberale, tutto fuorché una visione coerente del bene comune.
Per dieci anni l'istituzione "governo" ha perseguito il solo scopo di difendere la persona di Berlusconi dalle misure di giustizia per i molti reati commessi da lui e dalle sue aziende prima e durante il suo ingresso in politica. Nel frattempo l'istituzione "Parlamento" è stata asservita al potere esecutivo mentre il potere giudiziario è stato quotidianamente bombardato di insulti, pressioni e minacce che si sono anche abbattute sulla Corte costituzionale, sul Csm, sulle Autorità di garanzia e sul Capo dello Stato.
Il "Capo" e i suoi vassalli hanno tentato e tentano di costruire una costituzione materiale incardinata sul presupposto che il Capo deriva la sua autorità dal voto del popolo ed è pertanto sovra-ordinato rispetto ad ogni potere di controllo e di garanzia.
Questa situazione ha avuto il sostegno di quell'Italia che la diseducazione di massa aveva privato d'ogni discernimento critico e che vedeva nel Capo l'esempio da imitare e sostenere.
Il cortocircuito che questa situazione ha determinato nel carattere di una certa Italia ha fatto sì che Berlusconi esibisca i propri vizi, la propria ricchezza, la sistematica violazione delle regole istituzionali e perfino del buongusto e della buona educazione come altrettanti pregi.
Non passa giorno che non si vanti di quei comportamenti, di quella ricchezza, del numero delle sue ville, del suo amore per le donne giovani e belle, dei festini che organizza "per rilassarsi", degli insulti e delle minacce che lancia a chi non inalbera la sua bandiera. E non c'è giorno in cui quell'Italia da lui evocata e imposta non lo ricopra di applausi e non gli rinnovi la sua fiducia.Leggi tutto (da repubblica.it)

mercoledì 27 ottobre 2010

L'opinione:" I veri ambientalisti a Brindisi"

Il panorama della campagna tipica di quella che fu detta “fascia colonica” muta rapidamente. I filari di vite e gli ulivi secolari fanno spazio a piantagioni di pannelli fotovoltaici a rapido accrescimento, le strade interpoderali e anche quelle provinciali vengono sventrate per calare i cavi che consentono ai venditori la distribuzione dell'energia prodotta.
Ogni tanto qualche sparuto convegno di ritardatari cronici cerca di parlare dei “mali di questa cementificazione selvaggia” dopo aver sonnecchiato per anni e avallato sostanzialmente le scelte quando sono state fatte.
Qualcuno per complicità, qualcuno per connivenza, qualcuno per distrazione e moltissimi per pigrizia. I “protestatari del giorno dopo” segnano la loro presenza con posizioni ormai inutili e buone solo per imbrattar giornali e rilasciare interviste.
Il prossimo passaggio che accadrà in terra di Brindisi sarà l'incenerimento di rifiuti nelle centrali ed in particolare nella centrale Federico II di Cerano, spacciando il CDR come CDRQ e riducendo, ovviamente, l'uso del carbone. Qualcuno griderà alla vittoria per aver ridotto il carbone e qualcun altro per aver contribuito a risolvere il problema dei rifiuti. Ai primi guai, i medesimi: pigri, conniventi, complici o distratti faranno convegni e organizzeranno manifestazioni e grida.
Il fatto è che tra tutti gli “ismi” possibili qualcuno pensò di appropriarsi di quello ambientale, quasi che nel genere umano qualcuno potesse divincolarsi dal rispetto delle regole di natura e porsi al di sopra di esse. E così è nata l'innaturale divisione tra chi è ambientalista e chi dovrebbe appellarsi “deturpista” ma non lo fa preferendo termini più soft: industrialista, sviluppista, o, semplicemente, paraculo. Una divisione che sostanzialmente conviene a tutti. Gli ambientalisti prendono una identità che, in qualche modo, garantisce visibilità e ragione di esistenza anche in piccole minoranze, e gli altri continuano tranquillamente a fare gli affari propri avendo la forza del potere e uno spauracchio da agitare.
E in questa maniera il territorio brindisino è stato martoriato dai tempi dell'industrialismo della chimica, disegno primigenio di uno sviluppo (sic!) che ha corrotto la terra, l'aria, l'acqua e l'anima di questa piccola area del pianeta.
Coscienze che hanno perso l'onore e l'orgoglio, che si vendono tanto al chilo a seconda dell'interesse immediato. Come giustificare i silenzi sulle torce che hanno illuminato i cieli della città più e più volte nel silenzio assordante di autorità, responsabili della sicurezza aziendale, sindacati, ARPA, e “ambientalisti” d'ogni specie? Lo so che qualcuno ha detto, parlato e scritto ma con voce imparagonabilmente più bassa a quella che s'usa per altre vicende.
Ora è intervenuta la magistratura su indagini della DIGOS che risultano “approfondite e circostanziate” condotte con approfondimenti tecnici ineccepibili e logica senza sbavature. Siamo nella medesima situazione che ebbe a verificarsi con il traffico di rifiuti speciali del quale si accorse la Procura di Reggio Calabria …Leggi tutto di Pino De Luca

domenica 10 ottobre 2010

Citazionando....


"I poveri di spirito dicono che dovrei avere un trono d'oro con intarsi di madreperla e gambe di avorio,e mi chiedono perchè abbia scelto invece il semplice legno di cedro deodara.Si dice che questo legno abbia mille anni e abbia visto nascere e morire le città. Il legno sussurra storie di guerrieri,grandi maestri e principi,basta chiederglielo.Forte e compatto è il cedro deodara,ma ricordate che un solo fiammifero può distruggerlo,così come una vita fatta di mille avvenimenti e milioni di ricordi può essere spenta in un secondo."(da "Il quaderno azzurro",James A.Levin pag.22-23 Piemme)


lunedì 4 ottobre 2010

Questioni importanti : Giustizia e Voto

Il problema è un altro. Così affermano, sempre più spesso, coloro che hanno fatto dell'arte di schivare le responsabilità un vero e proprio metodo di galleggiamento.
Qualunque tema venga posto all'attenzione c'è sempre un altro problema più importante e propedeutico.
E invece le cose vanno affrontate. E di petto. Il tempo del cincischio e del tentenno è abbondantemente scaduto.
E le cose che sono sul tappeto sono due: la questione giustizia e la legge elettorale. So bene che vi è l'economia, il precariato, l'ambiente, la guerra, il riscaldamento del clima, la biodiversità, il rapporti etica/biologia e la legge sulle adozioni per i gay. Ma non vi è nulla di più urgente che la questione giustizia e la legge elettorale.
Solo affrontando con determinazione e risolvendo una volta per tutte questi due temi si possono affrontare serenamente tutti gli altri, da qualunque angolazione si parta.
E sulla legge elettorale va reintrodotto il principio di “Elezione del Parlamento”, assolutamente imprescindibile dal rispetto della Carta Costituzionale. Il Parlamento deve essere di eletti e non di nominati, anche se un popolo squinternato come quello italico dovesse regalarci ancora fiori come Borghezio o Dell'Utri. Abbiamo avuto in Parlamento fascisti doc, mafiosi conclamati, fiancheggiatori del terrorismo, pornostar e scoppiati d'ogni categoria. Ma eletti da un popolo che in essi si è riconosciuto. Tocca alla politica trovare il metodo migliore per restituire al popolo la possibilità di eleggere i suoi rappresentanti e, dopo averlo fatto, buttare in discarica l'esperienza del “porcellum” senza alcun rimpianto.
E poi la questione giustizia. Ho letto alcuni interventi sul mio piccolo giornale di provincia. Interventi di personaggi importanti sia in politica che per professione. Ho letto anche libri di persone importanti e sicuramente non tacciabili di retropensieri e piccole connivenze o convenienze. Eppure anche le grandi menti sfuggono il problema, non lo affrontano. In Italia esiste una questione giustizia perché esiste una grande questione criminale. Come sanno fare gli italiani abbiamo capovolto il problema, nascondendoci dietro a retoriche e convenienze.
L'Italia ha da risolvere da molti anni una grande questione criminale. È un paese di mafie, di organizzazioni criminali che hanno sempre avuto referenti nel potere politico ad ogni livello. E si chiamano mafie per questa ragione, altrimenti non avremmo dovuto creare il 416-bis, ci sarebbe stato sufficiente il 416 e basta.
E le mafie vogliono usare il potere politico come terreno di battaglia, muovendosi e muovendo con grande arguzia le loro pedine. Perché le mafie non sono sole, non sono mai state sole. Hanno sempre potuto contare su complicità e connivenze con menti raffinate e raffinatissime, capaci di orientare le correnti politiche ed il consenso.
E la vulgata di questi vent'anni, nel tentativo sciocco di “ristabilire il primato della politica” ha dato corda ad un racconto capovolto, a contrapporre “garantismo” a “giustizialismo” interpretati un po' all'amatriciana. Garantismo tirato in ballo sempre e solo quando la tutela riguardava ricchi e potenti dimentichi quando ad essere coinvolti sono stati dei poveracci.
Nel concreto. Quando l'attuale Presidente del Consiglio ha aperto, e lo ha fatto dal 1993, la questione giustizia non aveva per nulla a cuore la libertà degli italiani, innocenti vittime perseguitate. Semplicemente aveva a cuore la sua libertà. Semplicemente perché tutte le vicende giudiziarie di Berlusconi sono PRECEDENTI la sua discesa in campo come ama dire. Non ha una denuncia nemmeno per uno spillo (e ne avrebbe dovute avere, almeno per il 643 e per il 661 del Codice Penale) da quando fa politica. Ha governato per circa dieci anni avendo come unico scopo quello di salvare il malloppo accumulato con operazioni la cui limpidità è quella della fogna newyorkese quando fanno programmi tv molto noiosi.
Per salvarsi ha aggregato torme di masnadieri di piccolo e grande cabotaggio i quali hanno avuto a che fare molto con i giudici ma sempre come imputati e raramente come vittime o parti lese.LEGGI TUTTO di Pino De Luca

martedì 28 settembre 2010

La risposta arriva puntuale...


Nel comune di Chieri(Torino),l’assessore all’istruzione Giuseppe Pellegrino durante un consiglio comunale, fa una dichiarazione sconcertante: ”Fuori i disabili dalla scuola” la vicenda, descritta con dovizia di particolari dal giornalista de “La Stampa”,Federico Genta la potete leggere QUI

La risposta all'assessore arriva dal "Gruppo mamme H" ed è riportata di seguito:

GRUPPO MAMME H :LETTERA ALL'ASSESSORE PELLEGRINO

Inviata con r/r
All' Assessore all'Istruzione: Giuseppe Pellegrino, comune di Chieri , per conoscenza al Sindaco di Chieri e ai media.

Non troviamo le parole adatte per esprimere l'amarezza e la delusione che ci ha pervaso nel leggere l'articolo pubblicato dal quotidiano La Stampa che riportava quanto da Lei dichiarato in una assemblea del suo Consiglio Comunale: <fuori i disabili dalle scuole.>
In un primo momento pensavamo fosse una provocazione, per richiamare le Istituzioni che Lei rappresenta sollevando l'ormai problema improcrastinabile dell'integrazione e dell'inclusione scolastica dei bambini con disabilità, che negli ultimi anni si è fatta drammatica.
Ma ahimé leggendo tutto l'articolo ci siamo rese conto che questo era solamente il suo pensiero.
Assessore vorremmo spiegarle che la diversità è un valore fondamentale per una società che include, ma, a volte, come in questo caso, la diversità è stata descritta come un maleficio, che danneggia chiunque ne sia a contatto.
Ciò che manca alla gente, è la formazione, la conoscenza, la cultura della diversità, specialmente nelle Istituzioni che lei rappresenta.
La scuola raffigura la via di partenza per imparare a vivere in un contesto diversificato, ad accettare e rispettare le regole, le opinioni altrui, e ancor più importante a considerare il colore diverso della pelle, religione e stato fisico e mentale, come una opportunità di crescita.
Il suo incarico istituzionale, avrebbe dovuto permettere tutto questo, anziché creare imbarazzo alla Giunta a cui appartiene, e sdegno nei confronti di persone che hanno sempre creduto nella uguaglianza e nel rispetto della vita!
Lei è stato indicato per tutelare i diritti delle persone "tutte" , ed è inaccettabile che debba occupare un assessorato così considerevole, dopo aver espresso giudizi di estrema intolleranza e settarismo, che neppure la sua smentita durante la conferenza stampa del 25 settembre ha cancellato dando segno di incompetenza ed inadeguatezza a ricoprire il suo ruolo, non conosce la legge 104/92, la legge 67/06, La Convenzione ONU? Ed è per questo motivo che chiediamo pubblicamente le
SUE DIMISSIONI IMMEDIATE.
Vorremmo rammentarle che c'è anche una disabilità dell'anima, del cuore, e del pensiero, lei Assessore in questo è gravemente disabile, e non sono questi i motivi, per cui chiediamo le sue dimissioni!
GRUPPO MAMME H

mercoledì 1 settembre 2010

Fisiologia:Starnuto al sole

Anche se lo facciamo tutti, i ricercatori non sanno esattamente in che modo il sistema nervoso coordina uno starnuto. E le cose si complicano per alcuni starnuti particolari. La letteratura medica racconta di persone che starnutiscono quando si eccitano o hanno un orgasmo.
Sono noti i casi di una famiglia del Kuwait i cui membri starnutiscono ogni volta che sono a stomaco pieno, e quello di uno studente di medicina che starnutiva ogni giorno alle 8.20. Più comune, ma poco spiegato, è lo "starnuto riflesso fotico", cioè quello che scappa a molti quando si espongono a una luce forte, come quella del Sole. Non tutti ne sono soggetti, sembra esserci una predisposizione genetica. Le ipotesi sull'origine di questa reazione sono diverse. Alcune si concentrano sul nervo trigemino, ma l'unica teoria che spiegherebbe tutti gli starnuti strani coinvolge il bulbo, una parte del tronco encefalico.
Gli stimoli attivano la risposta di un nervo parasimpatico controllato dal bulbo: quando la luce colpisce i nostri occhi, le pupille si contraggono. Se ci eccitiamo aumenta il flusso sanguigno nei genitali. Sono tutte risposte automatiche, parasimpatiche. Come quelle che ci spingono a starnutire normalmente. In alcune persone ci sarebbe un po' di confusione nel bulbo, e la luce che fa contrarre le pupille fa scappare anche uno starnuto.(da New Scientist, internazionale.it)



venerdì 13 agosto 2010

domenica 8 agosto 2010

Il Racconto :"Note Autobiografiche" di Pino De Luca

Il racconto che riporto di seguito rispecchia l'infanzia e l'adolescenza che ciascuno di noi ha vissuto a cavallo tra gli anni sessanta e settanta nei paesi del Salento.

Per lungo tempo abbiamo vissuto su travestimenti opposti. I conservatori, di spirito e comportamento, hanno vestito i panni dei rivoluzionari e gli innovatori vestivano i panni del tradizionalismo e della conservazione.
Il progresso della scienza e delle tecnologie, la conseguente evoluzione economica e sociale hanno prodotto un notevole allungamento della vita media e anche della qualità della medesima.
Così, a oltre cinquant'anni trascorsi nel più tumultuoso dei periodi storici, si possono inanellare ricordi e affastellare le evoluzioni del “sentire comune” di epoche temporalmente vicine eppure lontanissime per concetto.
La diffusione insopportabile delle automobili, almeno nei paesi dell'entroterra salentino, ha molto meno che cinquant'anni. Avevo dodici anni, all'inizio degli anni '70 del secolo breve, che ancora si potevano organizzare i campionati di pallastrada.
A Cellino c'erano ancora i rioni: la strata te Santu Marcu, la 'Mpalata, la Cabbina, le Scole, la Strata te Schinzanu, ecc. con annessi elementi di ulteriore identificazione geografica.
I soprannomi erano d'uso normale, le donne avevano il fazzoletto in testa, il pane si faceva ancora in casa, la mattina “passavanu le crape”, lu Marcu Zzingarieddhru le mungeva e ti dava il latte e, d'estate, passavano i gelatai con il loro mezzo speciale pedali: lu Totò e lu Sparabotte, ora non ricordo chi usava gridare “Geeelati Marìa” per attrarre chi disponeva di dieci o venti lire per l'agognata frescura.
Di bambini e ragazzi ce ne erano tanti, poche televisioni e allora adulti si diventava tardi e di colpo. Ti crescevano i primi peli, la cartolina della leva si avvicinava. Al ritorno eri adulto. Adulto perché avevi servito la patria. L'adolescenza si trascorreva per strada, in campagna e si calcavano immaginarie orme di mitici campioni: Rivera, Mazzola, Lodetti, Hamrin, Haller, Schnellinger, Pizzaballa, Albertosi, Sivori, Sormani, Suarez erano nomi che evocavano sogni lontanissimi, che si imparavano dagli album delle figurine Panini.
E questi eroi si muovevano piccoli e sbiaditi, in bianco e nero sugli schermi bombati di televisioni tanto pesanti quanto rare, diventando giganteschi nell'immaginario di ragazzetti vivaci con gambe e mani sporche di terra e di erba e coreografate da mappe di croste a varia stagionatura. Segni di relazioni con il terreno non sempre amichevoli.
Perché portavamo i calzoncini corti appena il sole di marzo riscaldava l'aria e lasciavamo le scarpe già nel mese di aprile muovendo i piedini, che presto sviluppavano un fondo resistente, su ogni tipo di superficie.
Abitavo alla Cabbina e c'era un campo che spietrammo e spianammo, organizzandolo perché volevamo costruire degli spazi per giocarci. Ed erano importanti le partite che si giocavano. Molte delle quali finivano alle mani, altre già con le mani cominciavano.
Scazzottate memorabili e partite di pallastrada, con palloni che urtavano ovunque e calciatori in erba che dovevano scartare ogni cosa, dribblare ostacoli umani e no.
E ad ogni tiro in porta prepararsi pregare che il portiere la parasse altrimenti ci si doveva preparare ad uno scontro fisico: il portiere chiamava la palla fuori e il tiratore la vedeva all'incrocio dei pali.
E non c'era né palo né traversa e la discussione diventava infinita.
Nel campionato di pallastrada vincevano tutti sempre e la partita finiva per alcuni e altri ne arrivavano a sostituirli, senza soluzione di continuità.
Poi arrivarono le 500, le 600, le 1100, la 127 e la 128, la 124 e la Giulia Super. I campionati furono sospesi, fino all'ultimo resistette la 'Mpalata, Piazza della Repubblica, unico spazio nel quale si potevano dare calci ad un pallone con le regole della pallastrada. Ma finì presto anche lì.
I cellinesi avevano cominciato a fare meno figli e a sviluppare un certo odio verso i giovani: Non sopportavano l'entusiasmo e la voglia di fare allegria, magari anche di buttarla in caciara. Vennero i circoli e l'eleganza, le discoteche e il Ciao, il Boxer e la Moto Morini.
La politica dette una risposta alla fine della pallastrada: in una riedizione delle storie di Guareschi, le gloriose squadre CC Gramsci e Libertas si fronteggiarono per quasi un lustro stimolando la partecipazione dei giovani allo sport e all'agone politico.
Partite epiche quando, per ragioni che solo la storia conosce, le selezioni principali che venivano dalla pallastrada produssero gruppi di calciatori davvero bravi.
Gente che aveva imparato a non sentire il dolore e la fatica, e ogni astuzia nei trailers spietati sulle strade bianche e sugli asfalti approssimati.
Poi anche la politica si disaffezionò ai giovani, li lasciò da soli a macerarsi su quello che sarebbe potuto essere e che invece non è stato.
Passarono anni di tristezza e di pochi eroi che, memori della pallastrada, continuavano a frequentare il campo di calcio antico e mai finito, luogo di mille diatribe filosofiche e culturali.
Vi erano anche alcuni dei puristi della pallastrada, masochisti imperterriti e intellettualmente sviluppati che continuarono a giocare ad ostacoli. Nel luogo più difficile e tormentato: il boschetto. Era lì che si misurava la balentìa del vero lottatore di pallastrada. Piedi nudi su tappeti di aghi di pino che nascondevano sassi puntuti, rizzieddhri e radici d'albero dure e nodose che sporgevano dal terreno. Correre, scartare, crossare, fintare, entrare in tackle su caviglie rosse di terra e di colpi in un sabba frenetico e senza sosta. E dopo, sfiniti, stendersi a terra, mangiare pinoli e sognare il domani.
La passione per il calcio non si è mai spenta però, tra alti e bassi, è rimasta a volte sotto la cenere a volte in fiamma vivida e brillante.LEGGI TUTTO

sabato 7 agosto 2010

Notizie:I segreti dell'enzima che ripara i danni da UV

La fotoliasi, capace di proteggere efficacemente dai danni genetici prodotti dall'esposizione alla luce solare, è assente dall'organismo umano

Per resistere all'azione dei raggi ultravioletti moltissime specie animali - dai batteri e dai lieviti agli insetti, dai pesci fino ai marsupiali - possiedono un enzima, la fotoliasi, che interviene non appena la radiazione ha danneggiato il DNA per ricostituirne la forma integra.
Questo enzima è però assente nei mammiferi placentati e in particolare nell'uomo, e ciò spiega la facilità con cui nella nostra specie si presentano tumori della pelle come il melanoma, favoriti dall'esposizione protratta al sole.
Ora un gruppo di ricercatori della Ohio State University è riuscito a identificare i dettagli del meccanismo d'azione della fotoliasi, che vengono descritti in un articolo pubblicato su Nature.
L'enzima fotoliasi, in particolare, è in grado di "iniettare" un singolo elettrone e un protone in corrispondenza del punto in cui il filamento di DNA è danneggiato per riportarlo all'integrità nell'arco di pochi miliardesimi di secondo.
"Sembra semplice, ma queste due particelle di fatto innescano una serie molto complessa di reazioni chimiche, che avvengono molto rapidamente e la cui temporizzazione deve essere quella giusta", ha osservato Dongping Zhong, che ha diretto lo studio.
Zhong e colleghi hanno sintetizzato in laboratorio filamenti di DNA per poi esporli a luce ultravioletta in modo da indurvi danni simili a quelli prodotti da un'ustione solare, quindi hanno aggiunto l'enzima per verificare, attraverso l'osservazione con luce laser al picosecondo, che cosa accadesse a livello atomico.
Lo studio ha rivelato che la fotoliasi rompe i legami erronei creati dalla radiazione UV in modo da consentire ai capi del DNA di tornare nella loro posizione originaria. I legami corretti vengono poi ricostituiti attraverso un processo in cui l'elettrone e il protone donati dall'enzima vengano ri-espulsi dal DNA per tornare all'enzima, che è così in grado di ricominciare la propria opera in altri punti danneggiati.
Ora che si sono identificati i meccanismi secondo cui opera la fotoliasi, ha detto Zhong, è possibile pensare alla progettazione di lozioni e farmaci che proteggano meglio di quelli attuali dalla radiazione solare.
I normali filtri solari convertono i raggi UV in calore o semplicemente li riflettono, ma un filtro che contenesse anche l'enzima potrebbe anche riparare i danni prodotti dai raggi UV che comunque siano riusciti a superare il filtro solare. (gg,da LeScienze)




venerdì 11 giugno 2010

Citazionando...


"Giugno, che sei maturità dell'anno, di te ringrazio Dio:
in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io...
E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro,
con le tue spighe doni all' uomo il pane, alle femmine l' oro,

alle femmine l' oro..."

.

(Canzone Dei Dodici Mesi - Francesco Guccini)


lunedì 31 maggio 2010

Politica Estera: "Israele Fermati !!!"....

La vita priva di relazioni con il sovrannaturale comunque definito pone alcuni problemi ma ha anche i suoi vantaggi.
Nessuno può accusarti di essere fanatico di questa o quella divinità, o di partecipare al sacrificio umano in ragione di un aldilà tutto da verificare.
In nome di Dio, dello stesso Dio, sia esso detto Yhavé, Allah o Padreterno, da secoli i discendenti di Abramo commettono i crimini più efferati.
Con la stesa barbarie si sono scannati cristiani e musulmani, ebrei e cristiani, musulmani ed ebrei, in tempi di inciviltà e, ahimé, si continua ancora adesso.
L'infamia della Shoah è stato certamente il più grande dei crimini verso un popolo, la decisione di sterminare degli esseri umani per la loro genie. È già successo che ci siano state azioni di sterminio nella storia, per conquista, per vendetta ma mai per semplice appartenenza. Forse Roma agendo verso Cartagine operò nel medesimo modo, ma comunque dopo alterne vicende belliche.
Gli Ebrei sono in credito con l'umanità per molti secoli per quello che hanno dovuto soffrire.
Anche gli Italiani sono in credito con gli Ebrei per l'ignominia delle leggi razziali del regime fascista. E tutti ne portiamo il peso, anche coloro che fascisti non erano e non sono mai stati, anche quelli che aborriscono il regime fascista.
Ora però non può essere che allo Stato di Israele, stato democratico e fortemente religioso, in nome di quel passato sia concesso un comportamento criminale e dello stesso segno di quello che hanno subito verso persone inermi, praticando una “pulizia etnica” in campi di concentramento a cielo aperto.
Gli eventi ultimi, dall'operazione “piombo fuso”, agli “omicidi mirati” di palestinesi accusati di terrorismo, all'assassinio premeditato di diciannove civili appartenenti ad organizzazioni umanitarie di tutto il mondo che portavano beni di prima necessità agli esseri umani che abitano nella striscia di Gaza, si inquadrano in una deriva terribile per il popolo ebraico.
Ogni Ebreo ha diritto alla vita e a professare la sua religione, ma forse il Dio di Abramo ha detto che esiste un solo modo di adorarlo? Il Dio di Israele arma la mano di assassini che uccidono a sangue freddo donne, vecchi e bambini? In nome di quale Dio si rinchiudono in una enclave un milione e mezzo di esseri umani e si impedisce ad altri esseri umani di aiutarli a sopravvivere?di Pino De Luca LEGGI TUTTO

lunedì 24 maggio 2010

Citazionando...

"Disoccupazione non significa solo perdita del lavoro, ma anche di competenze e dignità. Ci vuole una azione forte e incisiva per contrastarla. Invece i governi si sono occupati molto più del salvataggio delle banche che dei senza lavoro."

(Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia, 20 maggio 2010)


sabato 8 maggio 2010

Con quelle facce un po' così....

Il bollettino della repubblica di Cialtronia, della quale siamo sudditi attoniti, assegna un riconoscimento alle persone che nel corso della settimana hanno cercato di risollevare il morale del popolo con esibizioni strepitose di facce di tolla. Terzo premio (Faccina di Tolla) all’ex ministro Scajola. L’uomo dalla lingua irrefrenabile che diede del «rompicoglioni» al professor Biagi e persino a Galileo.

Quello che alla vigilia del G8 di Genova, per scongiurare le incursioni dei No Global da Francia e Svizzera, si impegnò a intensificare il «controllo delle fioriere». Stavolta si è limitato a comprare un appartamento di quasi 200 metri quadri con vista sul Colosseo al prezzo di un trilocale di periferia, mentre il grosso della cifra veniva aggiunto a sua insaputa da un benefattore anonimo, anzi Anemone.

Secondo premio (Faccetta di Tolla) all’architetto Zampolini, il sodale di Anemone che, per giustificare il transito di un milione e mezzo di euro sul suo conto, dichiara ai giudici di aver venduto a un misterioso compratore iraniano alcuni lingotti d’oro, ereditati dal padre contadino (il quale li avrà trovati zappando il Campo dei Miracoli). Primo premio (Faccissima di Tollissima) al consigliere milanese Milko Pennisi, arrestato mentre incassava una tangente da diecimila euro davanti al Comune. L’ho fatto, dice ora ai giudici, perché si avvicinava Natale e avevo bisogno di fare regali sempre più costosi ai miei familiari. Povera stella. Il dramma è che la sua, forse, non è neanche una bugia.(Massimo Gramellini,da la stampa.it)

mercoledì 28 aprile 2010

Quando le parole non corrispondono ai fatti...

Ci hanno tormentato con la parola "fannulloni" prima ed "efficenza" poi della pubblica amministrazione,il ministro Renato Brunetta ha fortemente voluto la posta elettronica certificata(PEC), per velocizzare il tutto e ha pubblicizzato questa innovazione in lungo e in largo facendo apparire tutto semplice e soprattutto veloce,in realtà non è così!Da giorni che tento di aprire la mia casella di posta elettronica certificata sul seguente sito:

E mi appare purtroppo:

Meno male che non ho buttato via conti correnti e accusate di ritorno....

lunedì 26 aprile 2010

Bambini...

Pomeriggio di primavera inoltrata in una qualunque strada alla periferia di un qualunque paese del sud degli anni '60. Il sole è rovente e morde la strada bianca.
Qualche rara millecento passa sollevando code di polvere che impasta il naso e la bocca e costringe a sciacquarsi la gola alla fontanina pubblica. Nera, di ferro, con la manovella a molla e il fascio littorio fuso sopra, ricordo del “fascismo popolare” delle periferie.
Pomeriggio bollente, lungo e noioso, poca ombra dai muri delle case basse, bianche di calce, povere di mobili, secche di orpelli. Popolate da bambini e donne con la pancia gonfia e molti peli, ovunque. Pancia gonfia di legumi e cicoria di campagna e di frutti d'amore concepiti in amplessi rubati al tempo delle zolle e al fischio del treno che porta al Nord, “alla Svizzera” o “alla Germania” o ancora più lontano.
E cantieri aperti ovunque, distribuiti da un architetto ubriaco e prodigo. Cantieri per placare la fame di benessere e la rabbia di chi ha visto il lusso del bagno in casa, della doccia e del frigorifero. E lo vuole, lo desidera, lo brama nella coda di uno sviluppo che al sud, come tutte le cose, arriva ritardato e sgonfio.
Ultimo latte di mammelle succhiate a guance piene in altri luoghi, ultime gocce di nettare di un favo colmato da api operose e sfortunate, alcune delle quali portano nella memoria la dolcezza del miele odorato e, qualche volta, financo gustato.
Cantieri abusivi in una terra abusata, svuotata delle sue braccia più forti e lasciata a vecchi, bambini e vedove bianche. Terra di facile conquista per predoni e mascalzoni, terra di padroni avidi e gretti, avvezzi a tutelare il passato perché incapaci di immaginare il futuro. E uomini e donne indifferenti allo sfregio, ignavi e conniventi per timore e convenienza.
È il sud visto dagli occhi di un bambino, cresciuto in mezzo alla strada bianca, giocando giochi improbabili, a volte innocenti a volte crudeli. Con palloni di plastica acquistati alla festa del patrono, o massacrando a fiondate innocenti lucertole e passerotti di prima piuma.
I bambini cresciuti sulle strade bianche hanno combattuto, hanno conquistato il diritto alla vita, fra mille errori e mille sconfitte, senza risparmiarsi. LEGGI TUTTO(di Pino De Luca)


domenica 18 aprile 2010

Afganistan: "Liberati Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani Guazzugli Bonaiuti"

SONO LIBERI

Domenica 18 aprile. Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani Guazzugli Bonaiuti, fino a oggi detenuti in una struttura dei servizi di sicurezza afgani, sono stati liberati, non essendo stato possibile formulare alcuna accusa nei loro confronti.

Finalmente, dopo una settimana d'angoscia, e senza aver potuto beneficiare delle garanzie previste dalla costituzione e dalla legge afgane vigenti, potranno contattare le loro famiglie e i loro colleghi.

Ringraziamo tutti coloro che hanno lavorato insieme a Emergency per il rilascio, in Italia, in Afganistan e nel mondo.

Gli avvocati di Emergency continuano a seguire la situazione dei collaboratori afgani ancora trattenuti dai servizi di sicurezza, dei quali non abbiamo notizie né in merito alle loro condizioni di salute, né alla loro condizione giuridica, né al luogo presso il quale sono tuttora trattenuti.
(fonte emergency.it)

venerdì 2 aprile 2010

Notizie:Scuola, la circolare spiega tutto...Solo che questa è incomprensibile

Scuola, la circolare spiega tutto Solo che questa è  incomprensibile
L'ultima circolare del ministero dell'Istruzione sembra proprio un pesce d'aprile. E potrebbe esserlo, perché la data che riporta la nota inviata oggi a tutti i dirigenti scolastici italiani è proprio quella del primo di aprile. Ma il ministero dell'Istruzione non fa pesci d'aprile o, almeno, non li ha mai fatti. Tuttavia, una cosa sembra certa: i presidi che questa mattina si sono imbattuti nella comunicazione MIURAOODGOS, protocollo numero 2532 /R. U./U cercando di capirci qualcosa, saranno rimasti di stucco.

ECCO IL TESTO DELLA CIRCOLARE

La circolare è breve e ricorda a tutti gli operatori della scuola che le norme dei regi decreti 635 del 1925 e 2049 del 1929 sono ancora pienamente in vigore. Ma non sembra neppure detto questo. Vediamo di capirci qualcosa. "Con riferimento a notizie di stampa, si precisa - scrive il direttore generale Mario Dutto - che le disposizioni di cui al regio decreto n. 653/1925 ed al regio decreto n. 2049/1929, delle quali l'art. 2 del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200 (...) aveva previsto l'abrogazione a decorrere dal 16 dicembre 2009, sono state sottratte all'effetto abrogativo, di cui al citato art. 2, ai sensi di quanto disposto dal comma 2 (allegato 2) dell'art. 1 del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 17( di Salvo Intravaia) Leggi tutto

sabato 27 marzo 2010

Elezioni regionali ed amministrative 2010: quando e come si vota, il corpo elettorale e la tessera elettorale




QUANDO SI VOTA

Domenica 28 marzo, dalle ore 8.00 alle ore 22.00, e lunedì 29 marzo, dalle ore 7 alle ore 15, nelle regioni a statuto ordinario si svolgeranno le elezioni del Presidente e del Consiglio regionale di 13 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria), del Presidente e del Consiglio provinciale di 4 province (Imperia, Viterbo, L’Aquila e Caserta), del sindaco e del consiglio comunale di 462 comuni (di cui 9 capoluoghi di provincia: Mantova, Lecco, Lodi, Venezia, Macerata, Chieti, Andria, Matera e Vibo Valentia) nonché dei consigli circoscrizionali.

Nella medesima data si svolgerà il solo turno di ballottaggio nei comuni di Spadola (Vibo Valentia) e San Benedetto dei Marsi (L’Aquila).

Le operazioni di scrutinio per le elezioni regionali avranno inizio lunedì 29 marzo, subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti per tutte le consultazioni che hanno avuto luogo; per le elezioni provinciali e comunali, lo scrutinio avrà, invece, inizio alle ore 8 di martedì 30 marzo con precedenza alle elezioni provinciali, salvo che nelle regioni Molise e Abruzzo, non interessate alle elezioni regionali, dove le operazioni di scrutinio per le elezioni amministrative avranno inizio lunedì 29 marzo, al termine delle operazioni di voto e di riscontro del numero dei votanti.

In caso di effettuazione del turno di ballottaggio per l’elezione dei presidenti di provincia e dei sindaci, si voterà domenica 11 aprile, sempre dalle ore 8.00 alle ore 22.00, e lunedì 12 aprile, dalle ore 7.00 alle ore 15.00 mentre le operazioni di scrutinio avranno inizio nella stessa giornata di lunedì, al termine delle votazioni e dell’accertamento del numero dei votanti.

COME SI VOTA

ELEZIONI REGIONALI (SCHEDA VERDE)

L’elettore può:

  • votare per una delle liste provinciali, tracciando un segno nel relativo rettangolo. Il voto così espresso s’intende attribuito anche a favore della lista regionale collegata;
  • esprimere un voto disgiunto, cioè tracciare un segno nel rettangolo recante una delle liste provinciali ed un altro segno sul simbolo di una lista regionale, non collegata alla lista provinciale prescelta, o sul nome del suo capolista. In tal caso il voto è validamente espresso per la lista provinciale e per la lista regionale prescelte anche se non collegate fra di loro;
  • esprimere un unico voto per una delle liste regionali e per il suo capolista tracciando un segno sul simbolo di una lista regionale o sul nome del capolista, senza segnare nel contempo, alcun contrassegno di lista provinciale. In tal caso s’intende validamente votata la lista regionale ed il suo capolista, mentre è esclusa ogni attribuzione di voto alla lista o alle liste provinciali collegate.

°°°°°°°°


In ogni caso, l’elettore può esprimere un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere compreso nella lista provinciale prescelta, scrivendone nell’apposita riga tracciata sulla destra del contrassegno il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita).

NOTA - Le modalità di espressione del voto di cui sopra si applicano alle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio e Basilicata. Per quanto riguarda, invece, le Regioni Toscana, Marche, Campania, Puglia e Calabria le modalità di voto sono disciplinate dalle rispettive leggi regionali. LEGGI TUTTO

martedì 23 marzo 2010

In Italia c'è bisogno di Sinistra....

-"Quarto Stato"G.Pellizza da Volpedo-

"Dietro a essi vien la massa del popolo senza schiamazzo, tranne laggiù in fondo dietro a tutti un pugno alzato, solo un pugno, che è come un avvisamento qualora il caso fosse disperato e la fame pervenisse all'insopportabilità"....
"La mia aspirazione all'equità mi ha fatto ideare una massa di popolo, di lavoratori della terra, i quali intelligenti, forti, robusti, uniti, s'avanzano come fiumana travolgente ogni ostacolo che si frappone per raggiungere luogo ov'ella trova equilibrio"
-G.Pellizza da Volpedo-

venerdì 19 marzo 2010

Politica penosa per problemi penici penalmente perseguibili...

Come il meteorismo dopo la pasta e fagioli, all'arresto di Lea Cosentino è succeduto quello di Sandro Frisullo. Nessuna cronaca né abiti del fustigatore nei confronti di una persona con la quale ci conoscevamo quando eravamo nella FGCI e nel PCI e che ha smesso di conoscermi quando, cambiata la bandiera, è assurto a ruoli istituzionali ben retribuiti.
Perché Frisullo e Valente, alla pari della Cosentino e degli altri improbabili “individui di potere” all'interno di questa vicenda e all'interno di vicende simili in altre regioni d'Italia, sono delle vittime più che dei colpevoli. Vittime di una mediocrità intrinseca, della coscienza della impalpabilità del proprio carattere e della inutilità della propria esistenza. Cialtroni che per esistere hanno bisogno di sapere che “contano”. E nel ventennio del trionfo del populismo, contare significa essenzialmente fottersene delle leggi, aggirarle e far vedere che si ha il potere di farlo.
In sostanza tutti si vogliono sentire Sultani come Lui, il cavaliere mai condannato, colui che dispone di batterie di avvocati che gli cuciono le leggi addosso a spese di tutti, colui che da quando è sceso in politica subisce decine di processi e infatti è sceso in politica proprio per non finire ai ceppi.
Non capiscono, gli imitatori dell'improcessabile, che la legge ad personam è estensibile solo se non confligge con gli interessi del destinatario primo. Sembra che il Frisullo si dilettasse con le medesime puttane (mestiere che rispetto) con le quali usava accompagnarsi l'end user, di certo che il fornitore è comune. Frisullo va in galera, Berlusconi in vacanza.
E i magistrati, cattivi e comunisti, son lì a “determinare le sorti della democrazia” arrestando l'ex vice presidente di Vendola, eppure erano comunisti sia Frisullo che Vendola e dall'altra parte si verifica una situazione ai limiti del grottesco: si manifesta comprensione per Frisullo, silenzio sul caso personale e si chiede a Vendola di rispondere politicamente delle vicende della sanità pugliese così aggrovigliate con questioni penali, peniche e, soprattutto, penose.
I sacerdoti primari della “casta”, gli inventori della clientela e della corruzione midollare, del debito fuori bilancio e della politica dei “cazzi propri” fanno squadra.
I colpevoli sono i magistrati, i giornalisti e quelli che cacciano i mercanti dal tempio. In nome di un principio liberale oggi tanto di moda, tanto richiamato quanto mai esplicitato.
Veniamo ai fatti. LEGGI TUTTO (di Pino De Luca)

lunedì 8 marzo 2010

Disabilità e Diritti:Storie di "Ordinarie Esclusioni"...

La mamma: «Mio figlio disabile non può andare in gita: manca un bus adatto»

Le aziende locali di trasporto non hanno mezzi capaci di ospitare disabili motori. Il provveditore: inaccettabile

BARI — Gita negata a Daniele, uno studente diciottenne disabile. Accade nell’istituto tecnico commerciale Romanazzi: le aziende di trasporto che si occupano delle visite di istruzione non hanno messo a disposizione pullman adatti per questo tipo di esigenza. A denunciare l’accaduto è la madre dello studente, Annarita Sansone. «Io so che la scuola ha fatto il possibile - spiega - ma davvero non è accettabile che un ragazzo come Daniele non possa partecipare ad una gita scolastica perché su una sedia a rotelle. Nel 2010 ci sono ancora situazioni come questa che vengono affrontate con troppa leggerezza». Daniele ha 18 anni, frequenta il quinto anno nell’istituto tecnico commerciale Romanazzi, vive su una sedia a rotelle per una disabilità motoria. Una condizione che non gli permetterà di partecipare alla visita di istruzione che la scuola ha organizzato per Praga dal 22 al 27 marzo. «La scuola - prosegue la mamma - ci ha comunicato l’impossibilità di fare partecipare Daniele alla gita. In realtà ci sono state proposte delle soluzioni, ma non sono soddisfacenti».
La preside Cecilia Pirolo ha inviato mesi fa una lettera a tutte le agenzie che si occupano di trasporto per le visite di istruzione per individuare quella che poteva fornire un mezzo adatto alle esigenze di Daniele, con una pedana per la sedia a rotelle e un posto all’interno del pullman. Mezzo che nessuna delle aziende pugliesi ha a disposizione. Da qui la raccolta di quasi mille firme da parte degli studenti e dei professori e la corsa contro il tempo dell’istituto per trovare un mezzo idoneo.Leggi tutto